?⚽️ Colonna portante del calcio in rosa, la prima donna a essere inserita nella Hall of Fame del Calcio Femminile italiano. Con 153 presenze in campo e 105 reti segnate, durante la sua carriera ha collezionato 12 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Super Coppa Italiana, aggiudicandosi anche il ruolo di capocannoniere della serie A per ben 12 volte (11 consecutivamente).

Carolina Morace , la più grande calciatrice della storia italiana ??, si racconta ? ai microfoni ? di Unica Sport.

?Nel 1978, a soli 14 anni, ha debuttato con la maglia della Nazionale. La sua carriera nel mondo del pallone è iniziata sin da giovanissima. Quando e come ha capito che il calcio sarebbe diventato la sua vita?

?“Non saprei, ho sempre giocato a pallone. Abitavo in un luogo dove c’erano degli impianti sportivi ed è proprio lì che ho iniziato”.

?Ha mai avuto degli idoli calcistici che l’hanno ispirata?

?“No. Probabilmente perché ho iniziato a giocare prima di rendermi conto che esistesse il calcio”.

?Negli anni ha raccolto ben 153 presenze in campo e 105 reti segnate. Qual è il ricordo più bello di quel periodo?

?“Probabilmente i quattro goal a Wembley contro l’Inghilterra”.

?Nel 1999 Le è arrivata una proposta destinata a cambiare il corso della storia del calcio italiano. È stata Lei, infatti, la prima donna ad allenare una squadra di calcio professionista maschile, la Viterbese presieduta da Luciano Gaucci. Cosa ha significato per Lei ricoprire quel ruolo?

?“Nonostante il risalto mediatico che ha avuto la notizia, io l’ho vissuta nella normalità più assoluta. Finita la carriera da giocatrice ho deciso di qualificarmi come allenatrice e, quindi, preso il patentino, l’unica cosa che desideravo era allenare una squadra, poco importava che fossero donne o uomini a scendere in campo”.

?Il Calcio Femminile oggigiorno è protagonista di una rivoluzione culturale ancora in corso. Purtroppo, però, sono tanti i gap che dividono l’Italia dalle altre nazioni e, dunque, le donne che vogliono intraprendere questa carriera si ritrovano spesso a dover fare i conti con tanti ostacoli e pregiudizi.

?“Personalmente non ho mai vissuto queste situazioni, probabilmente perché ero brava a giocare e perché vengo da una famiglia di persone intelligenti. Nessuno si è mai permesso di dirmi: “Tu non puoi giocare”. Non mi sono mai trovata, quindi, a dover vivere situazioni di maschilismo o pregiudizi. Purtroppo, però, la situazione del calcio femminile italiano è ancora vent’anni indietro rispetto agli altri”.

?Quali pensa che siano i passi più importanti da compiere per superare questa situazione?

?“Bisognerebbe intanto togliere il tetto salariale di 30.000 mila euro, mettendo invece il minimo salariale. Se noi mettiamo il tetto salariale, peraltro così basso, le giocatrici più forti non verranno mai a giocare in Italia e quindi non potremo essere competitive nelle Coppe internazionali che invece sono un traguardo e un obiettivo molto importante per le squadre italiane. Questo porterebbe anche una maggiore crescita del calcio femminile per quanto riguarda i numeri, perché il nostro problema rispetto alle altre nazioni è, soprattutto, il numero delle tesserate”.

?Pensa ci siano differenze in Italia tra il calcio maschile e quello femminile? C’è rivalità tra queste due realtà?

?“Assolutamente no, tutte le calciatrici seguono il calcio maschile. Alle donne che giocano a calcio piace semplicemente giocare a calcio, quindi non esistono situazioni di rivalità”.

?Il futuro del Calcio Femminile italiano potrebbe avere un nome: “Francia 2019”. La Nazionale italiana, dopo vent’anni d’assenza è tornata a disputare i Mondiali, e lo ha fatto con una squadra compatta e dal carattere forte. E questo ci ha già permesso di portare a casa la prima vittoria con un’avversaria abbastanza temibile come l’Australia, una delle principali favorite.

?“Abbiamo vinto giocando a calcio con una squadra che è molto più fisica di noi. Siamo partite bene, stiamo facendo bene e quindi godiamoci questi Mondiali senza far troppa pressione alle ragazze”.

?Una vittoria dal doppio significato, perché rappresenta una rivincita dal momento che nel contratto delle giocatrici australiane è presente una clausola che vieta di giocare nella Serie A italiana, campionato considerato “troppo poco performante” per i loro standard. Probabilmente, dopo la partita di domenica avranno cambiato opinione.

?“Assolutamente. È anche vero che il calcio femminile italiano è veramente esploso solo due anni fa e quindi è anche per questo motivo che molti hanno questa considerazione su di noi”.

?Se dovesse descrivere la nostra squadra con tre aggettivi, quali sarebbero?

?“Sfrontata, coesa e fiera”.

?Quali sono, a suo avviso, le giocatrici che potrebbero con più probabilità aiutarci a vincere questi Mondiali?

?“Per me la forza di questa squadra, che ritengo molto livellata, è il collettivo. È presto per dire se qualcuno potrà fare la differenza, lo vedremo strada facendo se emergerà qualche giocatrice. Il fatto che la Bonansea abbia già fatto due goal è sicuramente una cosa molto positiva”.

?E le avversarie più temibili?

?“Germania, Francia, Stati Uniti e Inghilterra”.

?Crede che la partecipazione della Nazionale Femminile ai Mondiali possa essere d’aiuto per avvicinare le ragazze a questo sport?

?“Sicuramente sì. Un evento così importante e con questa risonanza mediatica, non può non avere delle conseguenze positive”.

?Cosa si sente di dire a tutte quelle giovani ragazze che amano il mondo del pallone e che, nonostante le numerose difficoltà e i pregiudizi che ancora esistono in questo settore, sognano di diventare delle promettenti calciatrici?

?“Io mando da anni messaggi alle giocatrici e alle ragazze giovani, ma credo che questo non serva a niente. Il messaggio voglio, invece, mandarlo agli imprenditori, alle istituzioni e a tutti quelli che dovrebbero garantire la parità di accesso allo sport per uomini e donne. La battaglia da portare avanti deve essere incentrata sulla civiltà. Lo sport in Italia non è deputato alle scuole, come succede all’estero, ma è deputato ai club dilettantistici e professionistici. Se ognuno farà la sua parte, il calcio femminile farà strada”.

di MARIA SCHILLIRO’

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