Una voragine. Attenzione, non parliamo della maxi-rata da 600 mila euro acclamata dall’amministratore delegato del Catania Pietro Lo Monaco da pagare entro la fine del mese, la spaccatura, netta e solo il tempo dirà se sarà sanabile, riguarda tre simboli dello spogliatoio, del Catania e della catanesità.

La vittoria sulla Viterbese, ottenuta di misura e agguantata soltanto grazie al solito Francesco Lodi, infallibile dagli 11 metri, è passata in secondo piano immediatamente dopo le dichiarazioni in sala stampa rilasciate dai protagonisti dopo il triplice fischio. Qualcosa si era già percepita prima della partita, con Giovanni Marchese e Rosario Bucolo fuori dalla lista dei convocati, una doppia esclusione che è diventata tripla nell’immediato post-gara, con l’aggiunta di capitan Biagianti tra gli epurati, un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

Ciò che è emerso ufficialmente dalle parole di mister Camplone prima e da un comunicato inequivocabile del direttore dopo, è che l’esclusione è per motivi disciplinari, e qui si apre una parentesi oscura che apre alle più disparate riflessioni.

Non esistono bandiere, non esistono simboli, Lo Monaco alla stampa e attraverso i canali ufficiali del club è stato chiaro: l’estromissione dal gruppo e la notifica agli organi federali competenti sono frutto di un fatto evidentemente grave. I tre sono casualmente a scadenza di contratto, il che lascia pensare che la scintilla che ha generato  il fattaccio non sia lontana da questa ipotesi.

La bomba è dunque già scoppiata, lo spogliatoio rossazzurro vive nuovamente una situazione delicata e il rischio è che possa risentirne o peggio, iniziare a prendere posizioni.

Basandoci ai fatti, al momento il reintegro di Bucolo, Biagianti e Marchese è utopia, troppi tasselli nascosti e troppe teorie sospettose. Tempismo sbagliato, diranno molti, eppure il clima ai piedi del vulcano, dopo sole 4 giornate, può già dirsi incandescente.

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