C’era da aspettarselo. Quanta confusione al Veneziani, tra amnesie e poca serenità in spogliatoio, possibile conseguenza delle diatribe extra-campo, i rossazzurri si sono smaterializzati come neve al sole sotto i colpi di Fella, Donnarumma e compagni.

A Monopoli non è stato un Catania smagliante, anzi. Diverso il modulo, uguale il mordente, ad onor del vero insufficiente per una squadra che è già lontana parente della corazzata capace di siglare 8 gol in due partite e mostrare un carattere d’acciaio contro due buone realtà di categoria.

Il punto è che quella pugliese non è una sconfitta come le altre, è frutto di eventi pregressi, di tasselli non risolti che hanno gioco forza condizionato l’intero spogliatoio. Un gioco, per trovare una similitudine lessicale vicina proprio alla squadra biancoverde, che non fa altro che distruggere le certezze, che nuoce al Catania stesso.

Partendo dal “VIA”, il 6-3 di Avellino era facilmente preda di trappole, tante reti, palle gol a grappoli, cambi azzeccati e uno spirito aggressivo importante. Spirito che anche una settimana dopo al Massimino contro la Virtus Francavilla è apparso evidente.

Tutto bene fino alla “Prima stazione”. A Potenza i rossazzurri sbagliano tanto, in primis per approccio, secondariamente per cattiveria: perdono meritatamente e forse anche inaspettatamente. I guai seri sono però quelli del post-partita, con parole di troppo nello spogliatoio, scontri verbali e l’allontanamento deciso e senza esitazioni di 3 pilastri come Biagianti, Bucolo e Marchese dalla prima squadra. Una scelta inamovibile della dirigenza etnea che sconvolge lo status quo generale.

Nemmeno l’emergenza infortuni, altra piaga di una certa rilevanza, può far cambiare idea a Lo Monaco, Camplone va avanti con quelli che ha, una formazione sì forte ma che pecca dello smalto di inizio stagione. Contro la Viterbese il solito Lodi di rigore salva gli etnei, a Monopoli invece è impossibile coprire i limiti della squadra.

La domanda da porsi, quando sono appena passate 5 giornate e poco più di un mese dall’alba del campionato, non è difficile da teorizzare: il caos epurati in rosa, che ha portato ad un batti e ribatti tifoseria/amministratore delegato, cosa ha prodotto?

Di fronte a 2 partite nel giro di 4 giorni, il morale non può dirsi alto. Una mossa pericolosa, un azzardo che non fa bene al Catania, un “gioco” che non piace a nessuno.

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