Via Camplone. È questa la scelta della dirigenza del Catania all’indomani dell’incubo materializzatosi al “Razza” di Vibo Valentia. Si conclude così dopo dieci giornate di campionato, con cinque vittorie e cinque sconfitte, l’avventura del tecnico abruzzese ai piedi dell’Etna. Catania umiliato a Vibo, a pagare per tutti è Camplone. È una scelta giusta?

Camplone stesso, nel post-gara, aveva parlato di una squadra incapace di proporre in partita quanto provato in settimana, come se le indicazioni del tecnico risultassero poi vane alla riprova del campo. Come però già sottolineato in passato dall’AD Lo Monaco, l’esonero del tecnico è in primis una sconfitta della società, e la separazione da Camplone significa nono cambio di allenatore nelle ultime quattro stagioni.

Segno che il progetto tecnico del Catania, caratterizzato da errori e scelte non indovinate, non riesce mai ad avere la giusta continuità. L’addio di Camplone significa anche fallimento del progetto pensato in estate, e imperniato su gioco offensivo e 4-3-3: quell’idea di Catania, a conti fatti, è durata appena due giornate.

Cinque sconfitte di fila in trasferta e quarta peggiore difesa nei campionati professionistici italiani, il piano è naufragato per i limiti palesati dalla rosa, per gli infortuni e per una gestione dell’organico risultata farraginosa. Al timone, adesso, c’è un uomo fidato della società nonché bandiera del club come Orazio Russo, ma la decisione sembra solo temporanea: sullo sfondo un passato che ritorna, sotto la forma di Lucarelli o Sottil, ma il presente resta nebuloso. Nebuloso come il cielo di una Catania che da troppo tempo non riesce a trovare pace.

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