Due partite in 5 giorni, pochi allenamenti e tutti gli occhi addosso. Eppure, la sensazione che si respira è positivamente diversa.

Quello che almeno per un’ora di gioco si è battuto contro il Bari, prima big di questo campionato a scendere in campo al Massimino, è un Catania Lucarelliano. Grinta e corsa, immagine del suo condottiero, ma poca, pochissima freddezza in zona gol.

Del resto, il tecnico del Catania in sala stampa è stato lapidario: “sognavo 6 punti, l’obiettivo era farne 4, averne raccolto due dispiace” ma se mettessimo alla pari il successo contro il Picerno e questo pari interno contro la formazione che ad agosto davano per ammazza-campionato, la risultante che ne deriva vede questo gruppo non inferiore a nessuno.

E pensare che il 3-5-2 è sempre stato, specialmente negli ultimi due anni, un concetto di calcio quasi impossibile da mettere in pratica. Lucarelli contro tendenza anche in questo aspetto, contro il Bari l’atteggiamento è stato aggressivo, ma il prossimo step fortemente cercato e voluto, per usare altre parole del tecnico rossazzurro, deve essere la vittoria, quella che manca da tre turni.

Le note liete ci sono ma non bastano: alla nuova salute di Marco Biagianti da difensore centrale ed il recupero di molti giocatori (sia dall’infermeria che da un punto di vista mentale, vedi Mbende e Silvestri) stride con l’incapacità di capitalizzare quando serve.

Catania-Bari ha comunque consegnato più di un segnale, il bicchiere va visto mezzo pieno solo se in cantiere ci sia la seria intenzione di costruire qualcosa di duraturo, programmato, ma soprattutto efficace.

Se in quattro giorni si può cambiare volto ad una squadra, in una settimana riuscirà il comandante Lucarelli a invertire il trend in trasferta? Nulla è perduto, una cosa è certa: Il Catania è tornato Lucarelliano.

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