Piove sul bagnato, piove su un Catania spento, mediocre e senza tifosi. In un clima surreale e oggettivamente triste, I rossazzurri sprecano un’altra occasione, non vanno oltre l’1-1 contro una modesta Casertana e rimandano l’appuntamento con una reazione che non è lecito sapere SE e quando arriverà.

Campo reso pesante dalla pioggia, si gioca obiettivamente poco a calcio, eppure il 3-5-2 di Lucarelli che annovera un Lele Catania dall’inizio non parte male, ma alla voce ‘tiri in porta’ spunta uno zero che non può rendere soddisfatto il tecnico etneo.

La Casertana, non pervenuta fino al minuto 36, al contrario punisce i padroni di casa alla prima chance utile: calcio piazzato, rossazzurri immobili, Caldore invece ci mette la testa e regala ai falchetti il vantaggio, un lampo in un primo tempo scarno di occasioni da rete.

Al contrario di quanto ipotizzato, il Catania non stravolge il suo abito tattico nella ripresa, piuttosto prova nuove soluzioni offensive. L’illusione di un risveglio si presenta al terzo della ripresa, con Curiale che approfitta di un parapiglia impazzito e mette a segno il suo secondo gol consecutivo dopo la rovesciata di Coppa, il Catania pareggia ma, come dirà Lucarelli in sala stampa, non è capace di “dare un cazzotto, quel colpo letale alla gara”.

Ingiusto sarebbe dare la colpa al terreno di gioco, altrettanto scorretto sarebbe appellarsi allo stadio vuoto, la carenza di risultati di questo Catania è frutto di molti fattori e diversi di questi derivano dalle difficoltà della squadra, la penuria dell’organico, l’assenza di stimoli veri.

Al triplice fischio, il Massimino si trasforma in pochi minuti in un tempio buio, vuoto. Specchio di una squadra che in classifica non sa se guardarsi avanti o alle spalle, e intanto le giornate passano, le certezze mancano, la pioggia…continua a scendere imperterrita e battente.

 

di Marco Zappalà

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