All’esterno della Prefettura, l’amministratore delegato del Catania Pietro Lo Monaco ha parlato di quanto accaduto ieri, con l’aggressione subita al traghetto in direzione Reggio Calabria.

Chi ha fatto questo si è firmato, ci sono le telecamere. Era un luogo pubblico, ci sono centinaia e centinaia di persone. È andata bene, poteva anche scapparci il morto. Mi sono sentito violato, stavo prendendo un caffè. Essere aggredito di spalle, in mezzo a un gruppo di persone, non è una cosa bella. L’episodio di ieri è stato preannunciato in qualche modo, dallo striscione ai Due Obelischi, dalla testa di porco in mezzo al campo, da tutta questa campagna sui social pazzesca che non ha nessuna spiegazione e che non capisco da quale parte arrivi. Tutto ciò è l’episodio culminante, ma c’è una storia che porta a tutto questo, compresa la partita con la Casertana giocata a porte chiuse e le dichiarazioni del sindaco, che si sarebbe anche potuto evitare perché è il primo cittadino e non un tifoso. La vera escoriazione ce l’ho dentro, non potete significare cosa significa essere violati. Per venticinque minuti sono stato in balia di quelle persone, ho sentito le frasi e le minacce più becere. Io denunce non ne faccio. Chi ha fatto quello che ha fatto si è filmato, quello che è successo è stato davanti agli occhi di tutti. Mi auguro che da questo episodio si prenda spunto per isolare queste persone. I tifosi veri non fanno queste cose. Il Catania ha tantissimi tifosi perbene, questa è la parte che dovrebbe insorgere. Tutto ciò fa parte di un meccanismo che ho ampiamente denunciato nella mia conferenza di addio: quando si dà voce a questi soggetti, il risultato è questo. Pulvirenti? Mi è dispiaciuto vederlo commosso, gli sono scappate le lacrime. Non oso pensare cosa sarebbe successo se fossi caduto a terra, per fortuna sono rimasto in piedi. Quello che mi ha violentato dentro è stata quest’aggressione alle spalle. Se rimarrò AD? No, io col Catania ho chiuso l’altro giorno”.

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