Da Avellino a Teramo, dai fulmini e le saette (sei per la precisione) del Partenio-Lombardi al pari contro una matricola che molti hanno giudicato positivamente, come cambia il corso di una stagione, quanto è cambiato il Catania in sole 19 partite.

Se la partita più importante in questo momento il Catania sembra disputarla contro sé stessa, con le preoccupazioni di migliaia di tifosi sul fronte imprenditoriale e dirigenziale, quella sul rettangolo verde ha fin qui dato responsi importanti.

Il girone d’andata più che difficile si è tramutato in un girone dantesco. Troppe buche, tranelli, trappole in cui i rossazzurri sono caduti più e più volte. Il bilancio, quando alla pausa manca ancora un impegno di coppa e un altro di campionato, ma allo stesso tempo si è arrivati al giro di boa, parla chiaro.

Con 8 successi, 4 pareggi e 7 sconfitte in 19 giornate, il Catania occupa la settima posizione in classifica, un bottino che non può rendere felici e contenti, viste le consuete premesse altisonanti di inizio anno. Si parla tanto di note, comunicati, bilanci e quant’altro, ma se si considera il fattore “campo”, elemento che non mente mai, il Catania ricopre oggi giorno la posizione che gli spetta, dietro alle big del campionato e le sorprese del girone C.

L’illusione iniziale ha lasciato spazio alle palesi lacune manifestate nel corso del girone d’andata, aspetti che Cristiano Lucarelli, subentrato a Camplone lo scorso 22 ottobre, ha smussato ma non estirpato. La verità, quando si è arrivati al giro di boa, è che dalle parti di Via Magenta il perpetuare di notizie extra-sportive, di dibattiti in Tribunale che toccano il Catania negli aspetti più lontani da quelli agonistici, hanno spento la luce del campo e di conseguenza quella di parte della tifoseria.

Non è una situazione facile, non è piacevole, ma è quella odierna e non si può insabbiare. Il Catania finirà questo campionato, è l’unica certezza che ci è stata data per bocca di Pietro Lo Monaco prima e Nino Pulvirenti dopo, ma il presente è nebuloso ed il futuro, indecifrabile. Più che un girone d’andata, si sta come su un girone dell’inferno dantesco.

di Marco Zappalà

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