Da una parte il vendo-non vendo, capitolo proprietà che sta catalizzando, e non si può dire il contrario, gli occhi di una città intera.

Dall’altro il via vai che dal primo di gennaio prenderà il nome di calciomercato. L’inverno freddo di risultati più che di temperature è stato attenuato dall’illustre successo ottenuto a Catanzaro, vittoria che consentirà al Catania di giocarsi fra poco più di un mese la doppia sfida contro la Ternana che riserva un posto in finale di Coppa.

Ai piedi dell’Etna però se si vuole aspirare al massimo risultato nel torneo di terza serie e così in campionato, dove i rossazzurri occupano al giro di boa un anonimo settimo posto fatto da 28 punti, si dovrà fare i conti con l’organico e la voglia di centrare i risultati.

Facile a dirsi, più che complicato a farsi, e pensare che per i colori rossazzurri il 20 dicembre di dieci anni fa coincideva con una delle più belle vittorie in Serie A, il successo storico di Torino sulla Juventus e una rete di Izco a ridosso del novantesimo che entrò immediatamente nei libri di storia.

Il passato in questo momento non aiuta, il presente che oggi giorno più che grigio risulta vago, ci porta a esaminare le dinamiche del mercato. Se è vero che le cessioni preventivate dalla dirigenza di via Magenta sono 10 ed in tale direzione già si annoverano le partenze di Llama (tornato in Argentina) e Rossetti (in D con la maglia del Messina), l’impressione condivisa è che, in seguito a quanto dichiarato da Lucarelli, la lista dei papabili partenti possa essere ricca e non scarti l’ipotesi della cessione illustre.

I malumori di Matteo Di Piazza, raffreddati dall’infortunio del bomber originario di Partinico, hanno creato incognite in merito ad una sua permanenza ai piedi del Vulcano. Esiste poi la questione Francesco Lodi, che dopo 3 anni conditi da 28 reti e 21 assist tra campionato, coppa e playoff, numeri incredibili per la terza serie, potrebbe interrompere il suo rapporto con il club etneo per emigrare altrove, e in questo caso le richieste non sarebbero poche.

Ai due profili più noti si aggiunge la necessità di sfoltire un organico che conta 26 unità e intende arrivare a quota 22. Difficile nominare la parola acquisti, considerato che per ogni calciatore che firmerà, minimo in due dovranno fare le valigie. Il tempo degli esami sul campo è finito, adesso tocca ai responsi, e le sorprese non mancheranno di certo.

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