Per usare il testo di una famosa canzone del repertorio italiano, estremamente calzante in tutte le sue sfaccettature metafore, l’assist arriva naturale.

“Quando finisce un amore…così com’è finito quello tra Lodi ed il Catania, ti senti un nodo in gola, un buco nello stomaco” sintetizzerebbe così, il tifoso catanese che di Lodi ha visto magie e delizie calcistiche, dopo l’ufficialità del passaggio del fantasista di Frattamaggiore alla Triestina.

Per molti, quella di Lodi e del club etneo, era una storia che non avrebbe mai dovuto conoscere una fine. Una storia di colori e sfumature, spesso degne di una pellicola romantica. Il 10 dal sinistro letale, una sentenza che si concretizzava puntualmente da calcio di punizione, poco importava la distanza dalla porta.

Un marchio di fabbrica impresso come un timbro per ben 23 volte, dal sinistro da posizione impossibile di Catania-Lecce alla pennellata con la Cavese, un gesto naturale ed istintivo, che lo ha reso uno degli specialisti migliori della sua generazione.

Francesco Lodi, per tutti Ciccio, ha contrassegnato un’epoca. Negli anni in rossazzurro, sette anni divisi in tre esperienze distinte e separate, ha collezionato la bellezza di 206 presenze, 50 gol e 44 assist, numeri sui tabellini e sul campo, perché di capolavori sul rettangolo verde, il fantasista, aveva ben abituato la platea di Catania.

 

Dalla rete alla Juve al capolavoro da centrocampo col Trapani, decisivo lo è stato, ma nell’ultima stagione, complice anche le recenti delusioni, qualcosa aveva smesso di funzionare.  Poco feeling con gli allenatori e stimoli che sembra siano venuti meno, il suo ciclo a Catania finisce in modo forse un po’ triste, come per sua stessa ammissione:

“Tutto così Strano – ha detto il 10 in una lettera aperta – senza l’Etna a proteggere me e la mia famiglia, senza la mia seconda pelle. Quella rossa e azzurra

Quel vulcano, che lo ha cullato per anni, non sarà più la sua casa. Dall’Elefante all’alabarda, l’arma che ha inferto alla Catania calcistica in un periodo fitto di enigmi, un colpo duro e insanabile.

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