Si propaga, rapidamente, colpendo la spina dorsale del tifo. Intacca la psiche, ne logora il nucleo portante, quella passione riconosciuta e apprezzata da tutti ma in questo momento domata dalla gravità di quanto sta accadendo.

La matricola è in pericolo, l’Elefante rischia di ammalarsi, si chiama “Catania Virus” ed è sulla bocca di tutti, tifosi, appassionati e addetti ai lavori. Come per qualsivoglia altro sintomo virale, anche questo può essere debellato trovando la cura.

Il punto è il seguente, questa cura esiste, ma se dalle parti di Via Magenta coincide con l’ingresso (in tempi brevi) di una nuova cordata con in dote soldi e non pochi; per la città intera e la falange del tifo, unica terapia possibile è quello di agevolare un passaggio di mano in seno alla società: vale a dire un passo indietro vero dell’attuale proprietà: Lo Monaco e Pulvirenti hanno fatto il loro tempo, la città è tappezzata di striscioni e ha espresso il suo malumore in più sedi, continuando per una questione di coerenza, a disertare lo stadio. Urge dunque, una rivoluzione volta a salvare il salvabile.

Non a caso abbiamo parlato di “agevolare”, non di allentare la presa. La battaglia verbale tra il tifo organizzato e il dimissionario amministratore delegato ha creato strascichi di dimensioni inimmaginabili. A risentirne sono tutti, giocatori e staff compresi, visto che l’entusiasmo è progressivamente scomparso per lasciare il passo a malcontento e, di riflesso, una pochezza di risultati, come visto contro il Monopoli nell’ultima sfida di campionato.

Scissi dall’ironia, a Catania l’aria è diventata realmente pesante, di investitori, cordate e comitati, solo comunicati scritti e poca concretezza, il tempo però scorre e quel virus va debellato prima che sia…troppo tardi.

di Marco Zappalà

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