Striscioni appesi, canto sfrenato. Il Massimino si popola, di nuovo, dopo mesi di purgatorio e proteste vivaci. Rimostranze prima all’interno dello stesso impianto di piazza Spedini, poi fuori, sulle strade e le arterie della città, con cortei e manifesti.

Il dissenso reso esplicito già dallo scorso mese di novembre, è proseguito lasciando strascichi alla squadra e allargando la spaccatura tra tifoseria e proprietà. Di contro, da Pietro Lo Monaco, ormai ex direttore generale e amministratore delegato del Catania Calcio, non è stato fatto alcun passo per conciliare i rapporti: le dichiarazioni sugli incassi delle partite casalinghe e il celebre “Danni, solo danni” sono solo due dei tanti ipse dixit che hanno reso impossibile mantenere intatto un rapporto durato più di un decennio.

Gli interrogativi e le ipotesi si sono dunque trasformati in conferme alla vigilia di un match da cuori forti come quello di coppa. Le preghiere degli stessi calciatori rossazzurri, il loro invito a gran voce giunto in modo chiaro dalle rispettive pagine social hanno certificato l’importanza che il sostegno del tifo organizzato può avere nella testa e nelle gambe degli stessi giocatori.

Come si legge nel comunicato emesso dalla tifoseria organizzata “la situazione era e resta gravissima, la roccaforte della menzogna però è caduta” ma dalle 15 di giovedì 13 febbraio, in un contesto comunque singolare come quello di una semifinale di ritorno di Coppa, l’Elefante ritroverà la sua linfa, il Catania ritroverà la sua Curva Nord.

di Marco Zappalà

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