Ospite nel consueto LIVE delle 19.30 di Unica Sport, Lulù Oliveira ha ripercorso la sua esperienza con la maglia del Catania: due stagioni a cavallo tra il 2002 e il 2004 che lo elessero a beniamino della tifoseria rossazzurra. Oliveira ricorda così quei tempi:

L’anno prima di venire a Catania, fui capocannoniere di Serie B con il Como e conquistammo la promozione in Serie A. Non so ancora oggi per quale motivo decisero di vendermi: due giorni dopo che il club mi comunicò la sua decisione, il mio procuratore mi disse che si era fatto avanti il Catania, e io dissi di sì. Quando andai a Firenze ad attendermi in aeroporto c’erano una decina di tifosi, ma l’accoglienza di Catania fu un’altra cosa: non avrei mai immaginato di trovare quella massa di gente ad aspettarmi. Pensai subito che non vedevo l’ora di scendere in campo per ripagare l’affetto che mi avevano trasmesso. La mia prima partita fu contro il Genoa, la seconda fu a Messina e feci una tripletta: lì conquistai il cuore dei tifosi. Il mio gol più bello? Quello contro il Palermo fu un capolavoro. Passaggio in profondità di Gatti: pensai che se i difensori non avessero tenuto il mio ritmo, sarei andato in porta. Vidi il portiere uscire male, lo dribblai per poi sterzare per evitare altri due difensori”.

Oliveira si tira fuori qualche sassolino dalle scarpe a proposito della fine della sua avventura ai piedi dell’Etna: “C’è una cosa della mia esperienza di Catania che mi è rimasta proprio qui. Quando ci fu il passaggio di proprietà dai Gaucci a Pulvirenti, venni messo fuori rosa a sette partite dalla fine e non so ancora il perché. Fu una cosa assurda, mi spiegarono poi che il motivo era stato contrattuale: avessi raggiunto quota 15 gol, la società avrebbe dovuto riconoscermi un premio. Io in quel momento ero a quota 12. Spero davvero che non sia stato questo il motivo. Non ce l’ho con il presidente, che non si occupava di queste cose ma con qualcun altro. Voglio spiegare anche perché andai via da Catania visto che qualcuno mi fece passare per traditore. Quando parlai con Lo Monaco per il rinnovo di contratto, mi fece una proposta economicamente indecente. Gli risposi che per quella somma avrei fatto meglio a rimanere a casa. A Catania sarei rimasto, anche con cifre inferiori rispetto a quelle che percepivo, ma la proposta che mi recapitarono fu indecente. Lì pensai che non avevano voglia di tenermi, poi al mio posto arrivò Ferrante“.

Toschack fu un grandissimo allenatore. Quando arrivò a Catania, volle subito mettere alla prova i giocatori e organizzò una partita undici contro undici. Io rimasi fuori da entrambe le formazioni e quando chiesi spiegazioni lui mi rispose che non aveva bisogno di vedermi perché mi conosceva già. Ricordo che si arrabbiava con me perché fumavo di nascosto prima delle partite. Da dove nasce la mia esultanza del falco? In quel periodo mio papà aveva un falco, quindi pensai di fare un esultanza di quel tipo. Lo feci la prima volta in un Milan-Fiorentina“.

Qualche battuta anche sul presente: “Lucarelli? Era un grande bomber, ora sta facendo molto bene da allenatore, da quando è tornato lui la squadra è cambiata. So che il Catania non sta vivendo un buon momento. Spero che il Catania possa tenere la sua matricola. Catania non può morire in questo modo, la matricola deve continuare a vivere. Speriamo bene. A Catania sono stato benissimo, non dimenticherò mai la gente”.

PUBBLICITÀ



PUBBLICITÀ



PUBBLICITÀ

Articoli simili