“Io sono un catanese in più. Io e la mia famiglia siamo stati benissimo. Il Calcio Catania è rimasto nel mio cuore. Spero un giorno di poter ritornare… magari da allenatore”.

È  iniziata  così l’intervista di Gonzalo Bergessio, ospite speciale di Unica sport, nel consueto live delle 19:30. Intervistato da Federico Lo Giudice e Simone Vicino, L’ex bomber rossazzurro ha dimostrato di essere rimasto fortemente legato alla squadra e alla città, rievocando preziosi ricordi. Alcuni di questi strappano un sorriso, come quella volta che Gonzalo rimase bloccato in macchina, per le strade del centro di Catania, a causa della Festa di Sant’Agata. Ci sono ricordi che invece fanno commuovere, perché dimostrano quanto Catania sia rimasta incisa nel cuore di Bergessio:” Una volta mi chiamò un dirigente del Palermo. Io non sono voluto andare perché mi sento di Catania. Io volevo tornare in serie A, ma non così.” Arrivato a Catania nel gennaio 2011, Bergessio faceva parte di quella colonia di argentini che Catania aveva adottato e  amato. C’era Maxi lopez, con il quale Gonzalo, nonostante la concorrenza del ruolo, aveva uno splendido rapporto: “Maxi mi ha accolto come un fratello, eravamo anche compagni di stanza e spesso ci è capitato di giocare insieme”. Tra gli argentini figuravano anche due meravigliosi talenti come  Gomez e Barrientos, che nell’annata 2011/12, insieme a Bergessio formarono il tridente dei sogni. Bergessio, ha ricordato quel “piccolo Barcellona” che giocava solo palla a terra, spendendo solamente elogi per il Papu, per il Pitu e anche per il suo allenatore Vincenzo Montella che, ci ha confidato Bergessio, da ex attacante fu fondamentale per la sua crescita. La forza di quella squadra, che l’anno successivo con Maran in panchina sfiorò la qualificazione in Europa Legue, era l’unità di intenti che tutti i giocatori mettevano in campo, come ci ha raccontato l’ex numero 9: “Era una squadra di lottatori, tutti giocavano al “200%”. Non eravamo il Milan o la Juve ma, soprattutto in casa spinti dalla nostra gente, ci sentivamo invincibili. Ma da invincibili, si è purtroppo passati l’anno successivo alla retrocessione in serie B: “Avevamo perso la fiducia degli anni passati. Il Cambio alla guida della società non fu la cosa migliore, perché Cosentino non riuscì a far rimanere la situazione stabile, come nelle gestioni precedenti. Il mio rimpianto più grande è quello di non aver lasciato il Catania in Serie A, non meritavamo una fine così”. In chiusura Bergessio ha parlato di quanto sia importante per i club, avere all’interno della società ex calciatori di quella stessa squadra: “Avere ex calciatori in società è importantissimo, perché questi conoscono il club meglio di chiunque altro e possono trasmettere l’appartenenza alla squadra ai calciatori più giovani.” In futuro dunque, è lecito aspettarsi un ritorno di  Bergessio alle pendici dell’Etna: Magari come allenatore, o come dirigente, ma sempre con la stessa passione per i colori rossazzurri.

Francesco Di Palma

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