C’è una sottile linea che delimita il buon senso e la speculazione, in Italia la si vive continuamente, e sul fronte calcio giocato, all’epoca del Covid-19, quest’ultima sta diventando estremamente fine.

Partiamo dalla novità. Il ministro per lo sport Vincenzo Spadafora, in una lettera indirizzata al CONI (con esattezza alla figura di Giovanni Malagò) ha ipotizzato una data di rientro alle attività sportive. Dal 4 maggio, contagi permettendo, è “presumibile (cerchiamo in rosso questa parola) la ripresa delle attività e degli allenamenti nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza” ma bastano delle dichiarazioni per riaprire il ring dei dibattiti. Basti pensare alla diversità di vedute con la Figc.

Malagò preferirebbe annullare, Gravina risponde a gamba tesa: “Il calcio ha una sua specificità, per dimensione, partecipazione e impatto economico” Ecco fatto, tanto per cambiare, opinioni contrastanti.

Se permesso sarà, chi torna in campo? chi non vorrà riprendere? Attenzione a non fare figli e figliastri, stavolta partiamo dal basso dove il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli gode, e gliene va dato atto, di un totale appoggio dai club. Tutti uniti nella lotta al virus, meno nel disputare il campionato. Si stima a quasi 2/3 il calcolo delle società che non intendono più scendere in campo.

Troppi costi, troppe perdite già registrate, si rischia di scomparire e a Catania l’andazzo si è compreso già da prima del Coronavirus.

Chi non mollerà sarà senz’altro il Monza, ma anche Reggina e Vicenza, i motivi sono sotto l’occhio di tutti, ma la stragrande maggioranza non vuole completare la regular season preoccupata dai dati sconvolgenti che minano il futuro anche della stagione prossima.

In Serie B e in Serie A il discorso pare, per ovvi motivi economici, ben diverso. Specialmente nel massimo campionato, dove di annullare tutto non si è mai concretamente pensato, l’ultimo decreto ha specificato quello che dovrebbe l’iter per la ripresa vera e propria con il pallone prima e col gruppo poi. La nuova data balla dal 31 maggio al 3 giugno per l’ufficiale restart, ma anche qui la posizione è tutto fuorché unanime. Per la cronaca, per chi non l’avesse capito, si è già tornato a giocare, ma tra tesserati, società e governo la partita è come preventivato per gli interessi individuali.

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