Intervenuto nel LIVE di Unica Sport delle ore 19.30, il centrocampista della Sicula Leonzio Rosario Bucolo ha analizzato la sua esperienza in maglia bianconera, senza mancare di ripensare alla sua avventura con la maglia del Catania. Di seguito alcune delle sue dichiarazioni più importanti.

Non ho trascorso bene la quarantena a dire il vero, per quelli che fanno il mio lavoro è difficile rimanere fermi per più di una settimana. Ho cercato di inventarmi di tutto, ma è dura. Il campo mi manca tantissimo, così come i compagni e lo spogliatoio. È una situazione strana, che non siamo abituati a vivere. È un qualcosa di molto più grande di noi. Per la Serie C è difficile pensare di tornare in campo e seguire il protocollo che hanno dato. Secondo me in terza serie non si può fare”.

“Alla Sicula Leonzio si respira una buona aria, ci sono uomini di calcio che fanno le cose in maniera semplice. Ho dovuto fare questa scelta nello scorso gennaio: non era facile, ma me la sono sentita. Ho sentito il progetto mio e poi ho ritrovato alcune persone che già conoscevo, come Bonanno e Raffa. Mi hanno fatto sentire come a casa. A parte Lele Catania, che conoscevo già, alla Sicula sono tutti ragazzi per bene: mi sopportano pure perché in certe cose sono un po’ pesantuccio. Ma se non si fa così non ci si salva. Ho un buon rapporto in particolare con Marco Palermo, catanese come me”.

“La pausa ci ha fermato quando eravamo in una condizione eccellente: abbiamo disputato un girone di ritorno incredibile. Si poteva pensare fosse una squadra depressa ma non è stato così. Il merito di ciò che è stato è di tutti. Salvarsi a volte è più difficile di vincere. Da solo non ho fatto nulla, ma ho dato tutto me stesso: non potevo retrocedere con la mia squadra. Insieme al mister e ai compagni abbiamo realizzato una piccola impresa. Grieco è una persona molto intelligente, capace. È stato un ottimo giocatore, sa bene quello che fa. È stato bravo a fidarsi di noi, e noi di lui. Non ci ha imposto niente, a parte il modo di lavorare. Una persona positiva nel mondo del calcio”.

“Leonardi? Anche se è giovane, ha le idee chiare. Abbiamo un buonissimo rapporto, fatto di fiducia e stima reciproca. Il presidente è un tifoso che ci mette il cuore. Avevamo stretto un patto: se avessimo battuto il Rende, mi avrebbe regalato un divano (sorride, ndr). È stato di parola. La società è molto organizzata, hanno le idee chiare. Se in futuro si può ambire alla Serie B? Cittadella, Entella e altre squadre piccole ci sono arrivate, quindi anche la Leonzio ci può stare. Spero che il prossimo possa essere un campionato di vertice, perché no”.

“Il più grande rammarico della mia esperienza di Catania? Non aver vinto il campionato. Sarebbe stato per me motivo di orgoglio e me lo sarei potato dentro per tutta la vita. Purtroppo non è successo. Ci abbiamo messo tutto, ma vincere un campionato non è facile, soprattutto in Serie C. Per vincere devono girare bene alcune cose, altrimenti è difficile. Comunque sono stati giorni indimenticabili, se ci penso è stata una cosa allucinante. Sono arrivato in un momento difficile, ci ho messo la faccia e ci ho messo il cuore. Ringrazio tutta la mia gente, io sono come loro. Ancora oggi mi vogliono bene”.

“Quando affronterò il Catania da avversario sarà molto tosta, ho lasciato il cuore lì. Quando sono andato via da Torre del Grifo, ho visto gente che mi conosceva da bambino piangere. Le risposte sul campo credo di averle date, ma mi è mancata continuità. Non mi lamento, perché ho realizzato il sogno della mia vita. Gol contro il Catania? Non esulterei, assolutamente. Al cuore non si comanda. Biagianti ha battezzato mia figlia, è più di un amico. Con Mazzarani c’è un ottimo rapporto, è un mio grande amico. Se ho qualche sassolino nella scarpa? Non è il momento di fare polemica visto il momento. Il futuro del Catania? Le notizie che arrivano dai giornali non fanno ben sperare. Da catanese spero con tutto il cuore che si salvi, in caso contrario sarebbe dura da accettare”.

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