Il presidente del “Comitato promotore per l’acquisizione del Catania CalcioFabio Pagliara, intervistato da Unica Sport, ha parlato della trattativa che coinvolge il Comitato e Finaria e che ha per oggetto l’acquisto del Catania. Di seguito le dichiarazioni di Pagliara (in basso il video con l’audio dell’intervista): “Sono in una situazione un po’ complicata ma in miglioramento. Sono uscito dall’ospedale e dal reparto di terapia intensiva, ma sono ancora in uno di quelli che vengono definiti “Covid hotel” e quindi non ancora nella mia abitazione. Sono in isolamento totale, la strada è ancora un po’ lunga e tortuosa, però sto molto meglio. Ogni giorno mi sento un po’ più forte, piano piano va meglio“.

NO BRACCIO DI FERROSi è cercato di operare, da quello che mi hanno raccontato gli avvocati, provando a recepire alcune delle preoccupazioni della controparte. Che sia stata fatta una manifestazione d’interesse che cercasse di essere più in linea con le attese, questo sì. Definirla scritta ‘a quattro mani’ mi sembra un po’ forte e ovviamente non possibile. Credo che il ragionamento comunque, parlando in generale, si stia impostando in maniera non corretta. Non c’è un braccio di ferro tra il Comitato e l’amico Gianluca Astorina: questo tipo di approccio lo ritengo non corretto anche nei confronti dei tifosi e della città. È una normale trattativa all’interno di una situazione complessa. In tutto questo, si dovranno decidere diverse cose: si dovrà capire quella che è la questione più ampia riguardante Finaria e Meridi, come questo possa incidere e se si voglia andare avanti mediante delle manifestazioni di pubblico interesse oppure no. Relegare il fatto ad una disputa fatta di smentite e contro-smentite mi sembra in questo momento poco costruttivo. C’è una proposta, il Catania può dire che questa proposta, per i motivi che loro ritengono opportuni, non è quella giusta o corretta; bisogna poi vedere se ci sono altre richieste e se la proposta del Comitato può essere ulteriormente rimodulata. Se non si trova una soluzione, o tramite il Comitato o tramite altri, si va forse incontro a quella che è la soluzione peggiore. Si rischia di guardare il dito e non la Luna: bisogna mettere in atto tutte le possibilità per salvare la matricola 11.700 e i posti di lavoro. Al di là del Comitato, si deve capire se c’è qualcuno in grado di salvare il Catania.

TORRE DEL GRIFOTorre del Grifo è un asset molto importante. Ci sono ovviamente varie opzioni, Torre del Grifo è una risorsa ma ha anche dei costi: le rate con il Credito Sportivo sono sostanzialmente tutte da pagare. È chiaro che rappresenta un valore, ma rappresenta un valore che deve essere pagato e se ne dovrà fare carico chi entrerà in società. Torre del Grifo è comunque un asset che dà solidità. Ho sempre detto, a proposito del centro sportivo, che si tratta di una grande operazione a livello strategico ma anche di un grande problema: l’acquisto di Torre del Grifo, pagando il muto, è un investimento che incide sul Catania, ma deve anche contemplare un pareggio di gestione che va poi oltre il club stesso. In Serie A avrebbe un senso, in questo contesto deve prevedere una capacità gestionale adatta. Mi stupisce poi una cosa, e cioè il fatto che si parli poco di un problema: il fatto che nell’ultimo mese e mezzo tutto è cambiato. Il calcio che verrà fuori dall’emergenza Covid sarà diverso, anche di questo bisognerà tenere conto. Il ticketing, almeno in un primo momento, non ci sarà, con tutto ciò che ne consegue a livello di sponsorizzazioni. Il pareggio di gestione delle società diventerà quindi problematico. Scissione tra Catania e Torre del Grifo? Il progetto che è stato pensato tiene unite le due questioni, e quindi con grande attenzione rivolta a Torre del Grifo.

COSTO CATANIACosta tanto. Ci sono dei patti di riservatezza, quindi non so se le cifre si possano dire. Il fatto che sia dato un valore, come dicono, vicino allo zero, tiene conto dell’indebitamento con l’erario e con l’Ics. È molto impegnativo. Quello che uno acquista, con i debiti, è il fatto che Catania sia una piazza importante e passionale. Si parla di un tentativo dettato da una scelta d’amore. È chiaro che parliamo di decine di milioni di euro e non del milione di euro che va dato oggi per la sopravvivenza della società. Ci sono impegni pluriennali che passano e passeranno al vaglio della Figc per vedere se il piano industriale è credibile e garantito. 

RISPOSTA FINARIASi è in attesa di capire, il pallino ce l’ha Finaria, che è opportuno faccia tutte le sue valutazioni. Non voglio difendere nessuno, ma mi sembra evidente che l’attività di Astorina, Scuderi e Di Natale sia complicata. Ci sono tante responsabilità, sono scelte che vanno ponderate molto bene. Bisogna poi tenere conto dei rapporti con Meridi e con Finaria, è una situazione complessa. Immagino stiano correttamente valutando e cercando di capire se possano esserci opzioni migliori per loro. È corretto e legittimo. Dico solo che bisogna stare attenti rispetto all’arrivare lunghi con i tempi, per scongiurare il fallimento. Oramai ci siamo, credo che il mese di maggio, massimo i primi di giugno, rappresenterà la fase decisiva.

MEMBRI CORDATAPersonalmente non li so, mi sono affidato ad una procedura interna sull’onorabilità delle persone. L’unica condizione che ho posto è che ci siano trasparenza e legalità da parte delle persone che ne fanno parte. Capisco i pruriti di stampa e tifosi che cercano di capire chi siano le persone, ma ciò su cui bisogna più soffermarsi è se le garanzie bancarie siano adeguate e se lo sia anche il piano industriale presentato. Bisogna capire che è un modello di gestione diverso. In un modello a capitale diffuso – che io spero poi in futuro si possa aprire all’azionariato popolare – non esiste un socio di maggioranza alla Gaucci o Pulvirenti che fa il patron, ma un CDA in cui tanti piccoli imprenditori mettono a disposizione ciascuno una somma. Al di là del nome della persona, chi vende vuole le giuste garanzie bancarie. Arriverà il momento, comunque.

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