Sì al Bando, ma che sia trasparente nelle sue condizioni. La Sigi si prepara all’apertura della procedura competitiva che determinerà la vendita del Catania. Tante le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sulla bozza del bando trasmessa da Finaria al Tribunale – contenente alcune clausole che potrebbero variare il prezzo finale – sulla quale sono al lavoro i commissari. In attesa della pubblicazione da parte del Tribunale, il presidente della Sigi Fabio Pagliara ha così commentato ai microfoni di Unica Sport.

Noi dobbiamo essere seri nel dire e nel fare le cose. Dobbiamo partecipare al bando che pubblicherà il Tribunale, al momento ci sono solo bozze o rumors che girano, ma non ancora il documento ufficiale sul quale dovremo fare affidamento. Per essere seri, bisogna aspettare quello che dirà il bando del Tribunale, che magari sarà lo stesso o magari no rispetto ai rumors che stanno circolando. Il CDA di Sigi tenutosi mercoledì ha stabilito alcuni punti: intanto che sul nostro conto corrente ci siano, interamente versati, i soldi necessari per partecipare al bando. La differenza non la fanno i centomila euro in più o in meno richiesti, non potrebbe essere altrimenti dato che ci si accollerebbe 55 milioni di euro di debiti. Un altro discorso è invece – e su questo nei prossimi giorni si esprimeranno i nostri legali – quello legato al fatto che le clausole del bando presentino una chiarezza tale da non poter essere interpretabili in maniera diversa, ma che assicurino la certezza degli impegni che dovranno essere presi”.

“Il CDA di Sigi ha dato un’indicazione netta sul proseguire nel tentativo di acquistare il Catania, mantenendo il piano industriale costruito magari con qualche intervento in più, ma rilevando come il bando dovrà essere estremamente trasparente e chiaro e come non debba presentare, dal punto di vista giuridico, zone d’ombra che possano portare a litigiosità o al mancato rispetto degli impegni presi. Nessuno dice che se il Catania va in Serie B non sia giusto rivedere l’importo: è certamente una cosa umana e sensata. È chiaro però che vada specificata la cifra. Il Bando che uscirà – assieme alla valutazione economica, che non preoccupa più di tanto perché siamo grosso modo in linea con la nostra proposta – andrà valutato con estrema attenzione dal punto di vista giuridico, perché una clausola piuttosto che un’altra può cambiare la tenuta del contratto. Il problema non è la valutazione delle attrezzature di Torre del Grifo, non è questo il tema; è l’impostazione giuridica del Bando. Una parola per un’altra può cambiare il discorso: noi vorremmo fossero chiari gli impegni che dovranno essere presi”.

“Non vorremmo che fosse un tentativo – non lo pensiamo e non lo vogliamo neanche pensare – per far sembrare che la Sigi non voglia partecipare alla procedura quando invece c’è qualcuno che potrebbe non metterci nelle condizioni di partecipare. Per questo motivo noi metteremo i soldi necessari all’acquisto del Catania in banca, di modo che nessuno possa dire ‘chisti non hanu i soddi’. Alcune cose ci trovano anche d’accordo ma vorremmo che fossero perfettamente chiare. Fideiussione Torre del Grifo? Certamente andremo a parlare con il Credito Sportivo. È corretto, da questo punto di vista, il ragionamento di Finaria, quando dice: ‘se vendiamo, le garanzie sul centro non potranno più essere le nostre ma dovranno diventare le vostre'”.

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