L’avvocato Giovanni Ferraù, ospite telefonico di Unica Sport nella diretta di questa sera, ha parlato di tanti temi: il lavoro di Sigi, gli obiettivi per la prossima stagione, la posizione di Fabio Pagliara e la possibile interlocuzione con Joe Tacopina.

LAVORO SIGIIl nostro non è un silenzio di preoccupazione, stiamo portando avanti un lavoro da trentuno giorni in maniera folle. È giusto che ci siano incontri e verifiche in sede per vedere, appianare e mettere un po’ d’ordine all’interno della compagine societaria. Siamo venti persone diverse, quando è così è chiaro che è difficile trovare un’unione ma devo dire che quest’unione si è trovata. Sigi è compatta. Dobbiamo migliorare tutti nella comunicazione, spero di fare venerdì una riunione con i soci per dare a tutti un segnale univoco, altrimenti rischiamo di dare un’immagine di noi che non è quella vera. Chiederò ai soci di programmare una conferenza stampa di presentazione, che ci mostri ai giornalisti: contiamo di farla prossima settimana. Ritengo possibile per la prossima settimana, se Pellegrino darà l’ok, sentendo anche Nicolosi e Le Mura, anche la presentazione del nuovo organigramma tecnico. I tempi sono maturi. In Sigi non ci sono personalismi, nessuno è attaccato alla poltrona: siamo invece molto legati al progetto, vogliamo rompere con il passato.

PAGLIARA – Con Pagliara c’è unità d’intenti, che non è mai stata messa in discussione. Molti di noi con Fabio hanno un rapporto d’affetto, ma è chiaro che è anche un rapporto contrattuale e come tale va affrontato. Su questo possono esserci piccole divergenze o meno, ma questo, consentitemi, va lasciato all’imprenditore, che è chiamato a decidere. Non è un problema di aut aut, io sono un fermissimo sostenitore della necessità di Fabio Pagliara all’interno di Sigi, e come me il 99% dei soci. Dobbiamo trovare un accordo, non solo economico ma a 360 gradi: già oggi ci siamo risentiti, ci sono mille intese tra Fabio e Sigi e dunque immagino non ci siano ostacoli. Il resto è poca roba.

NUOVE CARICHE E LO MONACODal 10 luglio, dopo quello che è successo a Paladino e Sanfilippo, non si è più ragionato sulle future cariche del nuovo Catania ma solo per salvare la matricola. Abbiamo avuto tredici giorni folli per salvare la matricola, poi altri dodici per fare l’iscrizione, e solo dal 6 agosto si è iniziato a ragionare sui possibili ruoli di tutti. Si è lavorato con gli sponsor e per ripianare la situazione debitoria del Catania. Pietro Lo Monaco non esiste all’interno del Calcio Catania, ha un vecchio contratto biennale ancora in essere: da quando ci siamo noi, non l’ho mai visto a Torre del Grifo. Non c’è nessuna voglia di avere contatti, è chiaro che oggi l’ultima cosa che possono dirci è che ci sia un collegamento tra noi e Lo Monaco. È una questione solo contrattuale, stiamo cercando una soluzione.

TACOPINANon ci ha chiesto un appuntamento. Non ci sono chiusure. Oggi ho ascoltato un’uscita molto poco felice da parte di un esponente politico molto noto, Sigi non ha bisogno di soldi. Il Catania per fare una stagione importante ha bisogno di finanze importanti, che Sigi in qualche modo ha. Sarebbe superbia dire che possiamo fare a meno di tutti, ma questo non si è mai sostenuto: il nostro è un azionariato diffuso, e quindi aperto a tutti. Se Joe Tacopina dovesse fare un’offerta non utilitaristicamente parlando, ma parlando con il cuore del tifoso, per essere utile alla causa, ben venga Tacopina o chi per lui. Se questo dovesse essere incompatibile con il progetto o con l’idea di rilanciare Catania, sarà un no. Nei riguardi di Tacopina non c’è pregiudizio, né in un senso né nell’altro. Non c’è un attaccamento morboso al Tacopina di turno, né una negazione a qualunque apertura. Chiunque viene e vuol sposare un’avventura importante è ben accetto, chi viene a perdere tempo o a fare passerella a Torre del Grifo invece no. Chiunque entra è benvenuto, purché sposi il progetto di Sigi. Chi entra deve mettere soldi e sposare il progetto, senza chiedere null’altro: non avere pretese, il progetto va sposato così com’è. Se chi arriva ha pretese di modificarlo perché mette i sodi, questo non è nel nostro animo. Chi arriva può poi chiedere di compartecipare alla governance, per carità, purché lo zoccolo duro rimanga questo.

NUOVI SOCII soci di Sigi, dagli undici iniziali, adesso sono venti. Oggi proporre a un socio medio-grosso di entrare in società è un’operazione un po’ complicata perché prima dobbiamo porre rimedio alla situazione debitoria. Ieri, far entrare un socio significava salvare la matricola e passare alla storia come coloro che avevano salvato il Catania: alla base della decisione del socio, c’era una motivazione emozionale molto forte. Oggi si tratterebbe di un investimento, e proporre di farlo in una situazione da 50 milioni di euro di debiti è un po’ più difficile: stiamo risanando con ordine, e con l’aiuto prezioso dell’avvocato Augello. Dopo il ripianamento societario cercheremo nuovi soci importanti.

OBIETTIVOIl progetto è riportare il Calcio Catania dove merita. Siamo in un ritardo mostruoso, ma lo è tutto il mondo. Siamo arrivati al traguardo in ritardo, abbiamo dovuto organizzare una campagna acquisti, peraltro non ancora partita, trovandoci una squadra composta da più giocatori di quelli previsti dalla lista. Avendo preso Peppe Raffaele l’intenzione non è quella di andare in Serie B dopo cinque anni, ma di costruire una squadra seria, che proponga un ottimo calcio e, perché no, che punti alla promozione.

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