Mesi di sì, no, forse e “ci stiamo lavorando”, adesso però compare l’indizio che fa la prova. Tra il Catania e Pietro Lo Monaco scorrono i titoli di coda. Una storia divisa in due capitoli che culmina con la scissione dall’organigramma etneo, come si nota dal sito ufficiale del Calcio Catania, dove per mesi il suo nome testimoniava un’ombra fin troppo ingombrante nel ruolo di direttore generale.

Una riunione, quella tra i legali dell’ex amministratore delegato e la dirigenza etnea, che ha sradicato i dubbi di una sua operatività anche nel nuovo Catania. Lo Monaco saluta il Vulcano, epilogo amaro ma necessario che ci permette di tagliare il cordone ombelicale con la vecchia gestione.

L’artefice della promozione nel 2006, quello dei colpi in salsa sudamericana a cavallo tra gli anni 2000 e 2010, ma il dirigente di Torre Annunziata verrà ricordato alla piazza anche e soprattutto per la guerra verbale intrapresa contro tifoseria e stampa, un conflitto fatto di parole e proclami: specchio di un progetto andato prima a scemare, poi a deflagrare con la paura di un fallimento che ha minacciato 74 anni di storia.

Croce e delizia, personaggio lontano da ogni stereotipo. Nel 2016, a pochi giorni dal suo ritorno, parlò così:

Sarà l’ultima cosa che faccio, ma io porterò il Catania in Serie A

Altri tempi, altro calcio, parole che però sono state portate via dal vento e dai risultati – deludenti – ottenuti in un triennio che definire tribolato è poco.

Impossibile dire oggi se quella di Catania sia stata l’ultima parentesi da dirigente per Petrus, tornando all’aspetto che lega la sua figura all’Elefante, la sua definitiva uscita di scena fa respirare le casse del club e dà una mano alla nuova proprietà, che se da un lato saluta di buon grado il suo addio, dall’altro dovrà necessariamente dimostrare di aver aperto un nuovo ciclo. Un progetto con meno proclami e più verità.

Catania intanto proverà a dimenticare.

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