Il Catania aveva messo gli occhi su di lui nell’estate del 2019, ma alla fine fu la Juve Stabia a spuntarla ed ad acquistarlo dopo lo svincolo dal Foggia. Stiamo parlando del “Gengis Khan” rossazzurro, alias Denis Tonucci,  arrivato ai piedi dell’Etna dalle vespe con la formula del prestito con diritto di riscatto.
La voglia di non mollare mai e di lottare su ogni pallone, l’impegno in campo fino al 90° e la sua garra – che gli valsero il soprannome di “guerriero” da parte dei tifosi baresi – il numero 18 rossazzurro li ha messi in campo contro Monopoli e Juve Stabia presentandosi ai tifosi catanesi con due prestazioni imperiose, fatte di anticipi costanti sugli avversari ed svettate da grande difensore.
Tempo di rodaggio con Silvestri e Claiton? No, grazie. E’ sembrato, infatti, che il centrale giocasse da tempo con i due compagni di squadra per la solidità e gli automatismi che il trio difensivo ha dimostrato.
Probabilmente oggi i dirigenti gialloblù si staranno doppiamente mangiando le mani: per averlo escluso in estate dalla squadra e perchè proprio grazie a un suo goal (due in verità, ndr.) mercoledì il Catania ha strappato i tre punti ai campani.

Nel corso della diretta delle 19:30 è intervenuto Denis Tonucci che ha parlato a tutto tondo di lui e del suo rapporto con i compagni e con il Catania.

“Prima di arrivare qui avevo aspettative alte per Torre del Grifo di cui mi aveva parlato Izco, mio compagno di squadra alla Juve Stabia, però quando sono arrivato sono rimasto sbalordito in positivo. Per chi, come me, ha sempre affrontato questo lavoro con il massimo della professionalità è veramente un sogno avere a disposizione una struttura del genere.
Ringrazio i tifosi per l’accoglienza e per il calore che mi hanno fatto sentire attraverso i messaggi sui social.

Perchè ho accettato il Catania? Vengo da due anni non positivi a livello di squadra e di risultato finale e volevo tornare ad essere protagonista e fare un campionato importante così quando ho avuto la possibilità di venire qua, non ho esitato un attimo. Sono rimasto affascinato dal progetto illustratomi dalla nuova società e ho accettato subito la proposta, tanto che l’affare si è chiuso in 2/3 giorni.
Avevo proposte da squadre settentrionale di C che poi non si sono concluse per determinati motivi, ma in cuor mio speravo di arrivare in una squadra con un pubblico caldo e passionale. Le piazze del sud, come quella catanese, sono per me molto esaltanti.
Voglio rintraziare i miei nuovi compagni perchè mi hanno fatto sentire fin dall’inizio parte integrante di un gruppo meraviglioso. Da parte mia ho subito fatto vedere di che pasta sono fatto a livello di lavoro e professionalità.
Il mio film preferito è “L’Ultimo Samurai” e cerco di mettere in atto gli insegnamenti e la disciplina dei samurai nella vita e nel lavoro.

Il mister Raffaele mi ha fatto un’ottima impressione per la sua positività e che trasmette a noi giocatori. E’ veramente preparato con idee molto valide.Di Silvestri e Claiton posso parlare solo bene. Con loro ci siamo incontrati da avversari durante questi anni e li ho sempre considerati degli ottimi giocatori. In pochissimo tempo abbiamo trovato quegli automatismi che necessitano di tempo sopratutto nel caso della difesa a tre e ci siamo adattati vicendevolmente alle nostre caratteristiche. Vogliamo e ci auguriamo di continuare su questa strada.
E’ vero, oltre ad essere dei bravi difensori, siamo anche dei leader perchè se c’è da spronare o richiamare un compagno, siamo i primi a farlo. Sono le nostre caratteristiche caratteriali e in una squadra è sempre positivo avere più leader.
Essere limitati numericamente dietro non ci preoccupa perchè nell’evenienza qualcuno si può adattare come è successo cotro la Paganese. Siamo una squadra con dei valori importanti e dei giocatori duttili.
Luis Maldonado io lo paragonerei a David Pizarro. Mi ha stupito tanto in allenamento, ha caratteristiche tecniche importanti e ha un’ottima visione di gioco.
Sono contento che sia arrivato Antonio (Piccolo) che conosco bene perchè abbiamo giocato insieme a Piacenza. E’ un mancino rapido, brevilineo e molto bravo tecnicamente. Sono entrambi dei valori aggiunti per noi.

Nicola Spolli al Catania sarebbe stato un altro leader in uno spogliatoio già forte. Mi avrebbe fatto piacere giocare con lui e in un gruppo come il nostro avere giocatori importanti, di valore e di qualità può essere solo positivo.
Il paragone con Stovini mi può fare solo piacere perchè si tratta di un difensore che ha fatto la storia con le maglie di Catania e Lecce.

Riguardo al goal contro la Juve Stabia dico che il calcio è strano perchè magari non segni per molto tempo e poi giochi e vai reti contro la tua ex squadra. In ogni caso io quando scendo in campo cerco di dare sempre il 120%. Doppietta negata? Una situazione analoga mi era capitata anni fa quando ero al Cesena in Coppa Italia contro l’Atalanta dove in porta c’era Ciro Polito, poi mio direttore sportivo alla Juve Stabia.

Ciò che è mancato al Catania per arrivare alla perfezione è il tempo. Piano piano stiamo lavorando per poter ottimizzare gli automatismi che il mister ci sta insegnando e vuole. Siamo sulla buona strada per raggiungere la perfezione e ciò che mi è piaciuto tanto è l’atteggiamento da squadra umile ed operaia.
Tutti noi vogliamo arrivare più in alto possibile e riportare il Catania dove merita. Avere il nostro pubblico sarebbe un fattore molto importante per noi. Io amo gli ACDC e accosterei al Catania la canzone “Thunderstruck” perchè rappresenta il nostro momento attuale: siamo pronti per emergere.
Quando scendiamo in campo sappiamo cosa dobbiamo fare e siamo sicuri di noi stessi. Siamo consapevoli di cosa vogliamo e come raggiungerlo. Questo non è poco. Probabilmente questa sicurezza la trasmettiamo anche fuori.

L’aneddoto su Ibrahimovic quando giocavo all’Ajaccio è vero. Aveva promesso la sua maglietta a Mutu, ma a fine partita l’ha regalata a me, dopo che mi ha spaccato il naso. Devo dire che in quella partita io ho giocato un po’ sporco (ride, ndr)“.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa del Calcio Catania per la concessione dell’intervista.

Claudio Pisi 

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