Il suo status di extracomunitario aveva per un alcuni giorni messo in bilico la possibilità di vedere Luis Maldonado con indosso la maglia rossazzurra, tanto che la dirigenza rossazzurra era già pronta a chiudere per Di Paolantonio.
Per la felicità di mister Raffaele, che non ha mai nascosto l’importanza dell’ecuadoriano per il gioco etneo, lo scorso giovedì la “Sezione Tesseramenti” del Tribunale Federale Nazionale ha accolto il ricorso del Catania sul “caso Maldonado”.
Nell’attesa di vederlo in campo il mediano, messosi in luce con l’Arzignano Valchiampo e paragonato a Lucas Torreira per il fisico e la visione di gioco, stasera è stato ospite della diretta di Unica Sport che per l’occasione è andata in onda dalla concessionaria Comer Sud S.p.A.-Volkswagen.

“Non sono più prigioniero del mio passaporto, sapere di poter giocare finalmente con il Catania è stata una notizia stupenda e un’emozione grandissima.
La chiamata dello Spezia non era così vera e me lo ha confermato anche mister Vincenzo Italiano con cui ho un rapporto speciale. Molti club mi avevano cercato in estate, ma quando ho saputo dal mio procuratore Massimo Borgobello che mi voleva il Catania ho accettato subito. Non si può dire di no ad una squadra con un’importante storia alle spalle come quella rossazzurra.
L’attesa della decisione del TFN è stata davvero estenuante e in quei giorni ho sofferto veramente dentro di me, ma non potevo e dovevo darlo a vedere ai miei compagni, che fin da subito mi hanno sempre trattato come uno di loro. Ho legato e ho un rapporto bellissimo con tutti. Siamo un gruppo compatto che sa quello che vuole. Con il resto della squadra ci stiamo conoscendo e ci vorrà ancora un po’ di tempo per arrivare alla perfezione.
Mi allenavo sempre al massimo e sono rimasto sempre positivo. Il Catania ha fatto una cosa per me una cosa che non so se altre squadre avrebbero fatto, ossia il ricorso.
Tutti sanno cos’è il Catania, nonostante si trovi adesso in una categoria che non gli compete e da cui tutti noi vogliamo portare via, lottando fino alla fine tutti insieme. Tutto il gruppo dovrà sempre farsi trovare pronto perchè non ci sono titolari e panchinari. Quello che tutti noi garantiamo ai tifosi è lottare sempre in campo.
Mi piacerebbe diventare un simbolo del Catania, come Mariano Izco di cui ero compagno al Chievo Verona, per come si vive il calcio qui. Sono stato molto contento di aver ritrovato Izco. E’ una persona umile e sempre disponibile che mi ha accolto a braccia aperte quando sono arrivato a Catania.

Le parole di mister Raffaele su di me (“un talento puro con i piedi d’oro che darà tanta qualità alla squadra”, ndr) mi fanno piacere e rappresentano una bella responsabilità. Io non voglio assolutamente deludere i tifosi e l’allenatore. 
A centrocampo posso giocare da mezzala o da mediano. Ho fatto il trequartista fino all’età di 15 anni e poi in Italia mi hanno cambiato ruolo.
Il mio sogno è quello di vestire la maglia della Nazionale ecuadoriana e, a livello di club, ho un debole per il Barcelona e per Messi, mio idolo calcistico.
Il paragone che Tonucci ha fatto tra me e David Pizarro e il “magari” di quest’ultimo mi fanno tanto piacere. Pizarro è un giocatore eccezionale che per me è il migliore a livello sudamericano nel ruolo di mediano. Il mio idolo assoluto in quel ruolo, tuttavia, è Andrea Pirlo di cui vorrei imitare la “maledetta”.
Non è un’eredità quella di Lodi, con cui ho giocato insieme. Io spero di fare molto bene qua e di sudare sempre la maglia. 
Stiamo lavorando tanto sui calci piazzati e in squadra ci sono Vicente e Rosaia che hanno degli ottimi piedi. Non sono io il principale battitore.
Il mister è molto preparato a livello tecnico, dimostrandolo con il Potenza negli ultimi due anni, ed una persona splendida.
Debutto domenica prossima contro la Virtus Francavilla? Non lo so, vedremo. Io mi alleno sempre al massimo e sto bene, ma deciderà il mister. Avrei voluto il 4 come numero di maglia perchè con questo numero ho vinto il campionato all’Arzignano, ma alla fine ho scelto il 15, giorno del compleanno mio e di mia mamma, anche perchè il 4 è di Vicente. Va bene così, il numero non fa il giocatore.

Il mio amore con il pallone da calcio è nato all’età di 1 anno, è stato da sempre il mio giocattolo preferito.
Quando avevo 13 anni io e mio padre abbiamo raggiunto mia mamma a Pinzolo dove leu si trovava già da tre anni, mentre mia sorella ha deciso di restare in Ecuador e studiare.
Penso spesso al momento in cui ho fatto fatto le valigie e sono arrivato in Italia. Ero felice e triste perchè da una parte raggiungevo mia mamma, dall’altro lasciavo i miei amici, mia sorella e mia nonna.
Catania è molto simile all’Ecuador per i posti e la cucina e l’ho detto subito a mio papà. Voglio ringraziare la gente di Catania perchè, nonostante ancora non sia sceso in campo, mi ha mostrato fin da subito un grande affetto.
A proposito di cucina l’arancino, le polpette di cavallo e la granita al pistacchio con brioche possono diventare una droga (ride, ndr).

Come giocatore ecuadoriano ammiro molto Luis Antonio Valencia perchè è arrivato con umilità a giocare nel Manchester United e poi ne è diventato il capitano. Un professionista vero.
Angelo Campo mi ha insegnato i fondamentali del calcio e mi ha fatto giocare con i bambini di sette anni quando ne avevo quattro. Con Fernando Castro, mio allenatore dai sette agli undici anni, ho imparato quasi tutto ed infine Vincenzo Italiano all’Arzignano mi ha permesso di crescere tantissimo e mi ha incoraggiato ad esempio a tirare da fuori area, facendo nella stagione 17/18 15 goal da mediano. Ognuno è importante per un motivo, così come lo è stato Daniele Di Donato con cui ho vinto il campionato in D nel 2019.
La promozione con l’Arzignano nell’aprile dello scorso anno è stato un obiettivo importantissimo per me e ho pianto perchè in quegli anni ho fatto delle stagioni importanti, ma il mio passaporto da extracomunitario è stato un ostacolo per il trasferimento in squadre professionistiche mi avevano cercato.

La concorrenza in C è maggiore e si sente, sia perchè devi guadagnarti il posto da titolare ogni settimana sia per gli stadi importanti e la maggiore gente sugli spalti. Il passaggio nel professionismo dovrebbe portare un cambiamento anche a livello mentale e nelle abitudini quotidiane come nel mangiare e nelle uscite. Solo così un giocatore può crescere sempre di più.
Il derby con il Palermo è una partita speciale, è inutile nasconderlo e mi dispiace che non ci saranno i nostri tifosi. Io lo seguivo quando il Catania era in Serie A, a maggior ragione che c’erano tanti sudamericani“.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa del Calcio Catania per la concessione dell’intervista.

Claudio Pisi

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