L’ospite del nostro “Face to Face” stavolta è stato Kevin Biondi che si è raccontato a 360 gradi ai nostri microfoni. Ecco le dichiarazioni del numero 21 rossazzurro:

Speriamo di arrivare al top della condizione a questo derby, sappiamo tutti che non è una partita come le altre. Mi auguro di rimanere per sempre con la maglia rossazzurra, ma l’unica cosa che ho in mente è quella di allenarmi al meglio giorno dopo giorno mettendo sempre la mia qualità a disposizione della squadra. La mia famiglia mi è sempre stata accanto, condividere le soddisfazioni calcistiche con loro per me è meraviglioso. Con mio fratello minore ho un legame speciale, mi auguro che lui possa fare la mia stessa strada o anche meglio. Gli consiglio di coltivare sempre il proprio sogno e di percorrere sempre l’obiettivo per cui si allena quotidianamente. Quando ero piccolo, mi riposavo nello spogliatoio del Catania perché mentre si allenava mio fratello, dopo una giornata di scuola pesante mi riposavo a Torre del Grifo aspettando che iniziasse il mio. 

Indossare la maglia del Catania è un grande onore, è difficile vero, perché  le aspettative sono sempre alte, questa è una città che pretende sempre il massimo. Sono orgoglioso di indossare la maglia etnea e spero di continuare a regalare soddisfazioni ai tifosi. La gavetta è importante, io ne ho fatta parecchia ma non ho mai smesso di allenarmi seriamente per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato. 

La Sigi è solo da ringraziare perché ha fatto qualcosa di straordinario, non era semplice salvare la matricola 11700 e loro hanno fatto l’impossibile. Riguardo un possibile passaggio di proprietà, francamente cerco soltanto di rimanere concentrato sul campo senza farmi distrarre da queste situazioni. Giocare il derby con la maglia della propria città è un’opportunità che non hanno tutti, ci penso spesso a questa cosa. Questa è una settimana con tanti stimoli, diversa dalle altre e spero di potermi regalare in primis per me e poi per la gente la grande soddisfazione di segnare un gol contro il Palermo. Io sono nato e cresciuto nel settore giovanile del. Catania, Torre del Grifo è come una seconda casa e giocare adesso in prima squadra non ha prezzo. 

Mister Giovanni Pulvirenti è stato molto importante per la mia crescita, non posso che ringraziarlo. Tuttavia credo che l’esperienza in Serie D è stata la più formativa per me. Con mister Raffaele abbiamo un rapporto fondato sulla stima reciproca, mi rispecchio nel suo carattere: determinazione, grinta e cattiveria agonistica. Lui mi conosce bene sotto tutti i punti di vista  mi fido e lui è consapevole del ruolo più consono per me. A me piace partire da esterno per poter convergere verso il centro e servire assist per i compagni. Spalle alla porta devo migliorare. L’emozione di passare dagli spalti al campo è davvero difficile da spiegare, tifavo per il Catania e guardavo la partita in tribuna o a casa in televisione. Ricordo che al gol di Mascara da centrocampo nel derby vinto 0-4 al Barbera, sobbalzai dal divano e non riuscivo a credere ai miei occhi. Un gol bellissimo, penso che quella sia stata l’apoteosi per noi tifosi del Catania. 

In allenamento sto lavorando soprattutto sulla copertura della palla in fase di possesso perché spesso incontro difensori con una struttura fisica imponente rispetto alla mia quindi sto cercando di migliorare questo aspetto prettamente tecnico. Il momento più’ emozionante della mia carriera fino ad ora è sicuramente il primo gol in maglia rossazzurra contro il Rende che è valso i tre punti. Tra l’altro in quella partita era presente tutta la mia famiglia in tribuna quindi quello è un gol che non scorderò mai. La gioia più grande è vedere i tifosi esultare ad un tuo gol. Il calciatore che ho ammirato di più nel Catania dei record nella massima serie è sicuramente il Papu Gomez. Con i miei compagni di squadra mi trovo molto bene, siamo un gran bel gruppo. Con Emanuele Pecorino ho un rapporto straordinario, siamo grandi amici, gli voglio un gran bene ed ormai ci conosciamo da diversi anni essendo cresciuti insieme nelle giovanili. “

 

di Marco Zappalà

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