DELUSIONE E PREOCCUPAZIONE Il Derby del Renzo Barbera ha bruscamente riportato il Catania coi piedi per terra. Se i due ko con Ternana e Bari potevano essere preventivati, ma non giustificabili per il modo in cui sono maturati, contro il Palermo si aspettava una reazione da parte della squadra di mister Raffaele. Attesa che è risultata vana. Non sono arrivati  i tre punti né, cosa più preoccupante, il gioco o qualcosa che si possa definire tale.

SOTTOTONO La prestazione dei rossazzurri è stata per tutti i 90′ incolore e priva di passionalità, elemento questo determinante in un derby. Il Catania avrebbe dovuto fare la partita: visto che i suoi avversari erano con le pedine contate e teoricamente stanchi visto l’impegno infrasettimanale contro il Catanzaro. E invece a tenere il pallino del gioco sono stati proprio i padroni di casa bravi nel leggere nel modo corretto il match e nel fornire quella “garra charrua” che li ha portati a un passo dal vincere un derby che mancava dal palcoscenico del calcio siciliano da oltre sette anni.

DETERMINAZIONE I rosanero hanno mostrato di essere più squadra, più gruppo rispetto ai rossazzurri. I sette positivi al Covid19 che hanno portato a solo undici i giocatori a disposizione di mister Boscaglia avrebbero scoraggiato chiunque, ma non questo Palermo che di fronte all’emergenza si è compattato e caricato nel modo giusto per affrontare “la partita”. Nemmeno gli infortuni, a match in corso, di Valente e Saraniti o la stanchezza hanno rappresentato un ostacolo per i ragazzi di Boscaglia che sino all’ultimo hanno cercato di centrare la loro prima vittoria stagionale. Rauti, Kanoute, Odjer e Valente hanno fatto bello e  cattivo tempo in campo e messo a dura prova difesa e centrocampo rossazzurro con quest’ultimo che resta la vera incognita per addetti ai lavori e non solo.

PERPLESSITÀ Come detto, ad essere sotto processo sono tutti i reparti del Catania. La difesa, perfetta ed affidabile sino al match con la Ternana, all’improvviso ha perso quell’impermeabilità che aveva consentito ai rossazzurri di conquistare 10 punti nelle prime quattro partite: una sola rete incassata su calcio di rigore contro la Paganese. Le cause? Certamente le condizioni non eccellenti di Denis Tonucci, schierato nonostante le sue non eccellenti condizioni e poi costretto ad abbandonare il campo. Senza Gengis Khan dietro si perde qualità e sicurezza, ma soprattutto si evidenziamo le lacune di un calcio mercato che non ha offerto a mister Raffaele nessuna alternativa per poter puntare sulla difesa a tre. La situazione non cambia di molto salendo a centrocampo. Tutti attendevamo  Luis Alberto Maldonado, quel mediano ricoperto di elogi sia dall’allenatore messinese nella pre-season che da altri colleghi dell’ecuadoriano.  Bellissima la sua punizione nell’1-3 contro la Ternana, ma da lì in poi del sudamericano si sono perse le tracce e a pagarne il conto è stata la manovra del Catania: da possibile punto di riferimento per i compagni a incognita di reparto, da metronomo per smistare palloni e dare ritmo al gioco della squadra a oggetto del mistero incapace di trovare una corretta sistemazione in campo.  Assente ingiustificato, almeno in quest’ultima fase, è anche Kevin Biondi  che sembra un lontano parente di quello ammirato e applaudito nella passata stagione. Dall’Oglio e Reginaldo, poi, sarebbero dovuti essere gli elementi  in grado di far fare il salto di qualità e apportare quel quid in più alla squadra soprattutto in partite come il derby, ma contro il Palermo in campo si sono presentate le  loro controfigure.

SORRISO L’unica nota lieta della serata è stato  Emanuele Pecorino. Il numero 31 etneo, alla prima da titolare in un match così importante, si è fatto valere lottando su ogni pallone. Il goal da rapinatore d’area del centravanti classe 2001 (è il primo giocatore nato dopo il 2000 a segnare in prima squadra nella storia rossazzurra, ndr) è il giusto premio per la sua prestazione e rappresenta la prima rete in stagione realizzata su azione dal Catania. Un plauso lo merita anche Enrico Piovanello, capace, proprio come nei dieci minuti concessigli a Bari, di far vedere degli spunti interessanti che potrebbero o dovrebbero obbligare mister Raffaele a tenerlo in considerazione, non solo per i minuti finali. Tanti interrogati a quali occorrerà presto dare una risposta che dovrà arrivare già domenica prossima a Teramo.

Claudio Pisi

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