Questa settimana l’ospite del nostro consueto “Face to Face” è Emanuele Pecorino. L’attaccante classe 2001, protagonista del derby di lunedì sera al “Renzo Barbera”, ha siglato il suo primo gol tra i professionisti alla prima da titolare con la maglia del Catania.
Il giovane catanese si è raccontato a 360 gradi. Ecco le sue dichiarazioni:
“Nel mio futuro spero di giocare partite come quelle di lunedi sera. È stata una gioia  indescrivibile. Voglio riportare questa società dove merita e farò di tutto per rendermi utile alla causa.   Nelle giovanili ho fatto un bel percorso, con tanti compagni di squadra siamo diventati amici. Uno di questi è Antonio Panebianco, siamo cresciuti insieme, dieci anni nello stesso spogliatoio. Lui è stato uno dei primi ad abbracciarmi nell’esultanza contro il Palermo e non è un caso. 
Quella con la primavera del Milan per me è stata un’esperienza molto formativa. Ho giocato con Daniel Maldini (figlio di Paolo) nella primavera rossonera, un ragazzo umilissimo. Siamo entrati subito in sintonia, è stato uno dei primi a farmi ambientare a Milanello, gli auguro il meglio per la sua carriera. 
Mi sono tatuato sulla pelle la data del mio esordio in carriera ed anche il mio numero di maglia, il 31.  La mia priorità è aiutare la squadra ed i miei compagni, gli obiettivi personali vengono dopo. L’importante è il collettivo, preferisco fare meno gol e vincere piuttosto che segnare e non vincere.
Con Sarao ho un rapporto straordinario, è un bravissimo ragazzo, spesso mi da consigli e posso soltanto imparare da lui. È un grande attaccante, spero possa tornare presto in campo. I senatori come lui, Reginaldo, Claiton, Silvestri danno una grande mano a noi giovani. 
Del Catania storico, quello dei record in Serie A, mi rivedo un po’ in Bergessio, il toro, mi piaceva tantissimo la cattiveria agonistica e la determinazione che metteva in campo. Il gol col Palermo me lo porterò per sempre dentro, è stato tutto puro istinto, l’avevo sognata questa rete e sono felicissimo di esserci riuscito. Mi dispiace solo che non siamo riusciti a vincerla. 
Tra i non italiani, quello che parla meglio il dialetto è Miguel Martinez, ormai un catanese acquisito. Quello che ancora non riesce a capire il nostro catanese invece è Manneh nonostante sia da tanto tempo in città. (ride, ndr). 
Siamo un gruppo molto compatto, lo spogliatoio è davvero unito e sano. Tecnicamente secondo me il più forte è Maldonado, ha piedi educati e ci darà una grossa mano. Con Kevin Biondi abbiamo un rapporto splendido, siamo amici sia dentro che fuori dal campo. Lui è il classico amico che tutti vorrebbero avere, in campo da sempre il massimo. È un professionista a 360 gradi, un ragazzo d’oro. 
I primi allenamenti in prima squadra li ho fatti con Mister Sottil. Un allenatore molto carismatico che trasmetteva tanta grinta. Devo ringraziare mister Walter Novellino perché è colui che mi ha fatto esordire, la sua fu una scelta azzardata buttandomi in mischia e non posso fare altro che ringraziarlo. In quella partita sono entrato con una grande carica emotiva, sapevo che era l’opportunità della vita. Era Catania Bisceglie e finì 2 a 1, quando ho visto quel traversone ero convinto di fare gol; poi mi sono accorto che il pallone era lungo ed allora ho pensato di metterla in mezzo. Fortunatamente quel colpo di testa è valso l’assist per il gol del vantaggio ed ero felicissimo di aver ripagato la fiducia del mister. 
Il gol contro il Palermo lo dedico alla mia famiglia, in particolare modo a mia sorella. Quando indico il cuore la dedica è sempre per lei. Ringrazio anche mister Raffaele perché mi ha dato un’occasione unica schierandomi da titolare contro il Palermo. Tutti i giorni cerco di metterlo in difficoltà dando sempre il massimo in allenamento. Raffaele è un allenatore di carattere, uno diretto che le cose le dice sempre in faccia e questa è una sua grande qualità!
Mi ispiro a Lewandowski, ho avuto l’onore di allenarmi con Zlatan Ibrahimovic ed è stata una grande emozione, un giocatore incredibile. Ricordo che in una partitella d’allenamento eravamo avversari, loro vincevano noi perdevamo. Nel secondo tempo abbiamo ribaltato la partitella quindi la sua squadra ha perso. A fine allenamento Zlatan ha chiamato tutti negli spogliatoi molto arrabbiato, non posso dirvi in diretta quello che ha detto ma vi lascio immaginare…
Ai tifosi posso dire che noi cercheremo sempre di dare il massimo, prometto che lavoreremo sodo per raggiungere i risultati e per regalare soddisfazioni alla nostra splendida tifoseria. Loro ci mancano tanto, speriamo di poter tornare ad esultare sotto una curva festante. Ci manca la normalità.”
                                                     di Marco Zappalá
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