L’ospite di questa sera del Face to Face di Unica Sport, realizzato in collaborazione con la concessionaria Comer Sud S.p.A.-Volkswagen, è stato Enrico Piovanello, esterno sinistro della formazione rossazzurra.
Il numero 17, nonostante finora abbia trovato poco spazio, ha fatto vedere in campo degli spunti interessanti che potrebbero o dovrebbero spingere mister Raffaele a tenerlo in considerazione non solo per i minuti finali.

CATANIA-“Ho guardato tanti video per capire l’atmosfera che c’è qua e mi è venuta la pelle d’oca, non oso immaginare come sarebbe giocare davanti a tutto quel pubblico. Una carica incredibile.
Ero felicissimo di venire a Catania, calcisticamente una delle principali piazze d’Italia, e non ho avuto alcun timore a lasciare Padova, mia città natale, per andare prima a Bari e poi arrivare qui.
Cosa mi ha spinto a venire a Catania preferendola ad altre destinazioni? Una tifoseria grandiosa e perché volevo tornare al Sud”.

SQUADRA-“Siamo un’ottima squadra già ora e sono contentissimo di essere qui. Ho legato soprattutto con chi alloggia a Torre del Grifo quindi Reginaldo, Emmausso e Vrikkis. Tutti miei compagni sono fantastici.
Riconosciamo che non stiamo avendo una continuità nelle prestazioni, ma stiamo lavorando sui black-out durante le partite.
Mister Raffaele ci sta tenendo tranquilli in questo momento non tanto positivo e sta provando a trasmetterci un’idea di gioco”.

PRESTAZIONI-“La mia grinta in campo deriva dalla mia voglia di fare goal e aiutare la squadra. Ho bisogno di giocare di più e di trovare il ritmo partita, solo così le mie prestazioni possono migliorare. Esterno d’attacco destro per rientrare e tirare con il sinistro, ma l’anno scorso ho giocato trequartista e non mi sono trovato male”.

OBIETTIVI E SOGNI-“Le mie più grandi emozioni finora sono state le vittorie dei campionati con il Padova e con il Bari. Vorrei aggiungere la promozione con il Catania. Noi speriamo di arrivare nelle prime tre posizioni. Mi hanno impressionato Ternana e Bari.
Al San Nicola ho fatto il mio esordio con il Catania ed è stata una grandissima emozione perché con il Bari ho vinto un campionato. Non ho rammarico per il mancato riscatto dei galletti la scorsa stagione.
Il mio sogno? Giocare la Champions League e vincerla”.

CORONAVIRUS-“Il calcio al tempo del COVID-19 è difficile perché arrivi ai test del sabato non sapendo se sei positivo o meno o se andrai a giocare quindi devi farti trovare sempre pronto. Il campionato è senza dubbio un po’ falsato perché stravolge la routine di una squadra e di un giocatore.
La mancanza di pubblico può influire sulle prestazioni di molti giocatori, ma è anche vero che alcuni calciatori oggi sentono meno pressione e giocano con più tranquillità”.

PASSATO-“Ho fatto tanti sacrifici fin da giovane per diventare calciatore come non stare fuori con gli amici fino a tardi.
Il mio amore per il calcio è nato all’età di 4 anni andando a vedere una partita di mio fratello. In passato ho avuto attacchi d’ansia, ma abbiamo scoperto che dipendeva dal mio sviluppo fisico. Oggi entro in campo con grinta e con tanta voglia”.

IDOLI-“I più forti con cui ho giocato sono Brienza, Hallfredsson e Bonazzoli. Del Catania mi ha impressionato tantissimo Alessandro Arena.
Messi è il mio idolo e secondo me non è riuscito mai a vincere qualcosa con l’Argentina perché il calcio è cambiato e per vincere devi avere una squadra forte intorno”.

BISOLI VS RAFFAELE-“Raffaele è una persona molto aperta che pensa sia alla squadra sia ai giocatori, Bisoli invece è un po’ più chiuso e pensa solo alla squadra”.

SCARAMANZIA-“Ho scelto la maglia numero 17 perché è stato il primo indossato tra i professionisti con il Padova. Sono scaramantico, ma non rivelerò mai il mio rito pre-partita (ride, ndr). Io e miei compagni abbiamo tutti una routine scaramantica”.

PRIMO AMORE-“Matteo Centurioni è il più grande allenatore che ho avuto finora perché ha creduto in me e mi ha formato calcisticamente e personalmente. Non finirò mai di ringraziarlo”.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa del Calcio Catania per la concessione dell’intervista.

Claudio Pisi

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