Opaco, incerottato e nervoso.

Per quanto sia conosciuto il canovaccio, gli errori restano i soliti ed il Catania ci inciampa, al “Nobile” di Lentini arriva un passo indietro, l’1-1 maturato contro la Cavese, ultima della classe, ha il gusto di una bocciatura che mette a nudo carenze e insufficienze.

In occasione del match con la compagine campana non sono mancate le difficoltà per il duo Raffaele-Cristaldi. Recuperato Tonucci, a centrocampo l’unico di ruolo era Welbeck ed il 3-5-2 è stato assemblato più per necessità che per altro. Già nel primo tempo, complice anche il baricentro alto dei metelliani, la manovra rossazzurra stenta ad ingranare: l’assenza di Maldonado e Rosaia pesa (e non poco) sull’equilibrio del palleggio e la sua fluidità. Non è un caso che, per l’ottava volta in questa stagione il Catania trova la rete grazie ad una situazione da palla inattiva: il cross di Pinto pesca Pecorino che gira di testa debolmente ma riceve il regalo natalizio anticipato di Bisogno, è l’1-0 che auspica una gara in discesa.

Peccato che i rossazzurri, per parola di Cristaldi stanchi per le 3 sfide in 7 giorni, anziché chiudere la pratica, scendono con un atteggiamento tutt’altro che battagliero nella ripresa: favorendo le iniziative campane. Poca lucidità che si tramuta in spazi aperti, sfruttati dalla Cavese: al minuto 57 Senesi sfida Tonucci e serve un cioccolatino per Russotto che con il destro, sigla il più classico e beffardo dei gol dell’ex.

Un moto d’orgoglio lo si aspetta invano da parte dei rossazzurri: senza geometrie in mezzo al campo e l’insufficiente impatto dei subentrati (Claiton e Sarao hanno infatti lasciato il terreno di gioco per infortunio) il Catania perde la bussola e anche la testa. Prima l’erroraccio di Welbeck, poi la sciocchezza di Denis Tonucci lasciano l’Elefante addirittura in 9 e il match non conosce nuove emozioni: un passo indietro che non deve portare a drammi ma a riflessioni, contro la Viterbese prossima settimana dovrà raccattare uomini e motivazioni.

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