Il Catania è qualcosa che ci accomuna all’insegna di emozioni, ansie, gioie e delusioni, dall’identico sapore e valore. Per molti seguire quei colori rossazzurri sin dall’infanzia ha rappresentato un ricco pantheon di brividi che non sono più passati. Un sentimento febbrile per una maglia che ha sedotto intere generazioni di catanesi, mai stanche di trasmettere le loro emotività e di raccontare storie e sfide immortali.

Qualche mese fa tutto questo sembrava dover terminare. Il baratro del fallimento era a un passo. Il destino della matricola 11.700, simbolo di un’identificazione emotiva e passionale, appariva segnato e i tifosi del Catania erano dei naufraghi smarriti nella tempesta, come quando in un match ormai impossibile da recuperare, si attende con ansia e rabbia il fischio finale. La crudeltà di quell’instabile precarietà subì un capovolgimento di fronte il 23 luglio 2020, che portò ad affogare paura e tristezza in un collettivo abbraccio gioioso, riconsegnando alla città  la possibilità di godere della magia del calcio e dei suoi colori.

Il pericolo era scampato, ma il pallone era rimasto a danzare pericolosamente al limite dell’area rossazzurra, in un inestricabile intreccio di contrasti e ribattute, tackle, rimpalli e rimbalzi incerti che avrebbero potuto cambiare ancora una volta la storia del Catania. A un tratto, però, si sono riguadagnati ossigeno e lucidità. Bisognava intervenire, prendere quel pallone che scottava sempre più e affidarlo a qualcun altro. Occorreva cambiare quella tattica caratterizzata da lunghi rilanci e ferree difese e adottarne una diversa, rivoluzionaria, che consentisse di tornare a giocare nell’aria avversaria, colpire la sfera e andare in vantaggio. Così è stato. 

A Tacopina sarà affidato il difficile compito di difendere la bandiera e le insegne. Dovrà farlo con il senso di dovere e di appartenenza che siamo certi possieda. L’italo-americano avrà l’incarico di far tornare i catanesi a godere, con spirito diverso, la magia del calcio e di quei colori rossazzurri simbolo ed identità di una Città che ha sperato e continua a sperare. Un mandato di guardiano del destino che, ci auguriamo, nel corso delle prossime stagioni, gli consentirà di far parte in maniera indelebile della storia del Calcio Catania 1946, matricola 11.700.

Good luck, mister President.

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