Voci, spifferi e timori creati ad hoc. Catania ancora una volta si dimostra la città dai tanti volti e dai repentini cambi di opinione. Qualcuno potrebbe sottolineare che questo carattere camaleontico rappresenta anche il suo fascino, qualcun’altro invece che questo sia il suo limite principale. Una dicotomia di pensiero che negli ultimi giorni è tornata più che mai evidente con riguardo al presente e al futuro del Calcio Catania.

CAMBIAMENTO

L’arrivo di Joe Tacopina ha avuto un effetto esplosivo. L’entusiasmo e le parole dell’italo americano hanno ridestato un’intera città. Dai tifosi, che da anni sono costretti ad inghiottire bocconi amari, al mondo imprenditoriale  e politico che vede una nuova chance per rendere concrete le sue ambizioni. Giusto così. A Catania serviva un personaggio come Tacopina. Era necessario tornare a respirare, anche se per ora solo a singhiozzo, un’aria diversa, dinamica e progressista. Quello che tutti si augurano con l’avvento del legale originario di Brooklyn è un netto cambio di direzione che porti la città sui binari dell’alta velocità. Per riuscirci, però, non servirà solo Tacopina. Occorrerà che tutti facciano concretamente e intelligentemente la propria parte. Sì, perché quello che da fine febbraio tutti potremmo vivere da protagonisti è un film nel quale ognuno avrà un ruolo che dovrà essere interpretato rispettando un determinato copione. I tifosi dovranno infatti continuare ad esprimere la loro libertà di critica, purché fatta con raziocinio e non solo di istinto. I media dovranno mantenere la loro indipendenza attuando quel necessario ruolo di vigilanza, che rappresenta un dovere,  senza cercare connessioni di circostanza che col tempo produrrebbero quell’anemia d’informazione e obiettività che stava portando il Catania al fallimento. Ed infine il mondo imprenditoriale e politico che dovrá trovare una connessione con la nuova proprietà, per restituire alla città etnea quella dignità e posizione di prestigio che merita. La coesione e la spinta unidirezionale verso il medesimo obiettivo sarà necessaria da parte di tutti. La mancata partecipazione collettiva avrebbe l’effetto di farci restare ancora una volta fermi, immobili e un passo indietro rispetto ad un mondo che va sempre più veloce e verso il quale diventa sempre più difficile recuperare terreno. Abbiamo una grande chance, almeno così voglio vederla, in un momento storico e sociale delicatissimo. Non sfruttarla per pigrizia, furbizia, invidia e per quella naturale identificazione gattopardiana sarebbe un errore imperdonabile. É vero, non è sicuro che l’era Tacopina porti quel cambiamento promesso e paventato dall’italo-americano. Ma non abbiamo nemmeno la certezza che questo non possa avvenire. Dunque non ci resta che fidarci. Se l’abbiamo fatto in passato con figure che erano, sin dal loro arrivo, sconosciute e a tinta unica perché non farlo ora di fronte a chi sembra rappresentare l’opposto della nostra, anche, recente storia? Fidarsi non vuole dire chinarsi o farsi conquistare. Fidarsi, specialmente in questa circostanza, significherebbe dimostrare maturità e lungimiranza. La stessa che dovrà restituire Joe Tacopina a un’intera città che non ha avuto alcuna esitazione ad accoglierlo a braccia aperte, ma che da lui si aspetta tanto. Una città che sarà pronta a concedergli qualche errore purché sbagliare non diventi una consuetudine. Una cittá pronta a sostenerlo nei momenti di difficoltà, alla condizione che il sostegno non diventi un appoggio da sfruttare per coprire le proprie incapacità. Una città pronta a giustificarlo, ma senza che questo diventi un alibi per nascondere la verità. L’augurio sincero è che Catania sia pronta a fare il grande passo per raggiungere obiettivi ben più gratificanti, che sino ad ora sono stati solo un miraggio.

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