É terribilmente difficile far convivere emozione con ragione. Istinto con razionalità. Esaltazione con pianificazione.  

C’è un’altra cosa terribilmente difficile: esprimere giudizi oggettivi. 

Ma per il Catania, dopo il ko interno contro il Teramo, non siamo più al fatidico terzo indizio che fa una prova. Siamo alla certificazione notarile che qualcosa non va, e non solo all’interno del rettangolo di gioco. 

RIFLESSIONE

Da un lato c’è un Catania che in campo a volte sbalordisce e altre regala delusioni terribili, ma che comunque riesce sempre ad accendere con poco l’entusiasmo. Dall’altro un Catania che a livello societario ha urgente bisogno di lungimiranza, costanza, capacità gestionale e piedi ben piantati per terra. 

Ed ecco il punto. Quello che sta emergendo con sempre maggiore frequenza è l’assenza di una visione d’insieme, di un criterio. Dall’inizio di questa stagione, che sarebbe dovuta essere di transizione, si sono commessi degli errori…chi non li ha mai fatti faccia subito un passo avanti…ma dagli errori si dovrebbe imparare e con una visione comune si dovrebbe non commetterli più. E invece sembra non essere così. 

Più volte sono state palesemente nascoste verità lampanti, forse un pò scomode, preferendo rassicurare l’ambiente con risposte non veritiere a domande lecite e naturali. Perché affermare che esistono “almeno otto o nove squadre che hanno speso più del Catania”, quando la realtà dice che il club rossazzurro è al terzo posto, dietro Ternana e Bari, come spese di gestione? 

LINEARITÀ

Come canta Don Basilio nel Barbiere di Siviglia: “Dalla bocca fuori uscendo, lo schiamazzo va crescendo”. Esattamente quello che sta accadendo da qualche tempo a questa parte in città e non solo. Forse sarebbe stato più consono, anche per tracciare una linea netta col passato, dire le cose come sono realmente. Forse sarebbe stato meglio rispondere con una brutta verità che col tempo sarebbe stata compresa e accettata.

A noi hanno insegnato che in democrazia fare domande non ha mai fatto male a nessuno. Nascondere le risposte però si!!!

E in democrazia le domande sono lecite, necessarie se non addirittura indispensabili per preservare quei diritti che ne costituiscono la base.

Sappiamo tutti che se oggi è ancora possibile parlare e tifare Catania 1946 il merito è dell’attuale proprietà del club rossazzurro. Abbiamo applaudito, sinceramente e spontaneamente, coloro che hanno permesso a un’intera comunità di poter continuare a veder sventolare con orgoglio e appartenenza quella bandiera. Ma avere solo sogni senza lavoro, preparazione e gioco di squadra, equivale a non avere opportunità di successo. Senza questi ingredienti amalgamati nel modo corretto il pericolo è che i sogni possano diventare incubi. 

OTTIMISMO

La stagione non è ancora finita e nessuno vuole porre limiti ai sogni. Noi per primi. Ora, però, occorre agire e farlo concretamente e con celerità. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, la missione è una sola: portare il club rossazzurro verso una visione futura di cui la parte finanziaria è solo una componente, un mezzo per creare opportunità e certezze. 

Quello che d’ora in poi serve è un progetto serio, con una strategia chiara, che possa riportare quanto prima il Catania ad alti livelli, e non trasformarlo in una passione senza controllo.

Il Catania, sia ben chiaro a tutti, non è solo una squadra di calcio ma è l’insieme dei cuori e delle passioni di un’intera comunità, da tutelare e rispettare.

 

Servizio Video: https://fb.watch/4eV9CfZDLY/

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