di Federico Lo Giudice

Il nulla più assoluto. Il Catania cade anche a Torre del Greco incassando l’ottava sconfitta stagionale, la terza nelle ultime quattro uscite,  ritrovandosi in una crisi d’identità e gioco dalla quale sembra difficile, almeno al momento, riuscire ad uscirne velocemente. Contro la Turris, che arrivava alla sfida coi rossazzurri da 9 ko nelle ultime 11 uscite e con 48 reti al passivo, la squadra di Raffaele si gioca in un colpo solo quel poco di credibilità che gli era ancora rimasta, oltre  al quinto posto in classifica.

CAMBIO

La figuraccia del “Liguori”, che segue quelle con Palermo e Teramo, avrà certamente delle conseguenze. La più importante e logica potrebbe essere quella dell’esonero del tecnico rossazzurro che ha preferito non rilasciare dichiarazioni al termine del match. Al suo posto si è presentato Vincenzo Guerini che, da uomo esperto nel mondo del calcio, ha fatto chiaramente intendere che le prossime ore saranno decisive per il futuro di Raffaele.  Parole che hanno il suono di una sentenza senza appello per l’allenatore originario di Barcellona Pozzo di Gotto che, come accade sempre nel football, pagherà il conto per tutti. In questo momento a lui vengono attribuite tutte le responsabilità di una squadra che da troppo tempo sta mostrando di aver perso idee di gioco, carattere e quelle sicurezze che gli avevano consentito di chiudere tra gli applausi il girone di andata.  Una metamorfosi in negativo che, però, non ha un solo colpevole. É evidente che se oggi il Catania naviga in queste acque la responsabilità è anche delle scelte di mercato fatte nel corso di questa stagione. A Torre del Greco sono emerse tutte le lacune di organico della squadra rossazzurra che inevitabilmente si sono riflesse sulle scelte tattiche del mister etneo.

RIFLESSIONI

Ipotizzare che con questi giocatori, alcuni dei quali sino ad oggi hanno offerto prestazioni ben sotto la sufficienza, si possa ambire a qualcosa di importante sarebbe da folli. Al Catania mancano esterni di ricambio che possano permettere quel tipo di gioco voluto da Raffaele. A centrocampo la situazione non è certo migliore viste le performance di Dall’Oglio, Welbeck, in netto calo rispetto a inizio campionato, Rosaia e Maldonado. Pollice verso anche per il reparto arretrato dove il forfait di Silvestri ha scoperto all’improvviso tutte le lacune di una squadra che senza il suo capitano ha perso la sua solidità. Giudizi negativi anche sull’attacco etneo. Il ritorno di Matteo Di Piazza non ha prodotto quella qualità in avanti che ci si aspettava. Se a questo si aggiunge che Sarao ha smesso di segnare, il numero 9 è il miglior marcatore della squadra con 7 reti, e Reginaldo è la bruttissima copia di quel giocatore ammirato sino alla scorsa stagione alla Reggina, il risultato non poteva che essere questo.

DIVORZIO

Come detto, a pagare per tutti sarà Raffaele. L’allenatore ha certamente delle responsabilità. Una di questa l’essersi impuntato sulla difesa a tre e non virare su quella a quattro che, come visto anche contro la Turris, dava più equilibrio alla squadra e maggiori chance di sfruttare le qualità di elementi come Piccolo e Russotto. Ma se il tecnico rossazzurro ha deciso di continuare su quella strada ci sarà anche un motivo. Non possiamo e vogliamo credere che la sua sia stata una scelta dettata solo ed esclusivamente da una cecità tattica o testardaggine. Forse, e sottolineiamo il forse, gli uomini dategli non avevano quelle caratteristiche tecniche e fisiche per supportare per tutta la stagione per 4-3-3 tanto acclamato dalla piazza. Scelte sbagliate, dunque, da parte di tutta la dirigenza del Catania che a Torre del Greco sono emerse definitivamente. Nella notte il confronto per decidere sul futuro di Raffaele sembra aver portato alla separazione tra le parti. Una scelta che non è così sicuro possa essere quella giusta, anche se nelle ultime settimane guardando la squadra la sensazione che è emersa è quella di un gruppo non più disposto a seguire il suo allenatore. Vedremo che l’eventuale cambio tecnico porterà quei frutti e quel cambio di gioco che tutti si attendono. Ma quello che è certo, quello che non può essere contraddetto o smentito è la coperta del Catania, da qualsiasi parte la si tiri, resta e resterà ancora per un altro anno troppo corta per coprire quelle ambizioni che la piazza catanese ha il diritto di esigere.

 

 

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