Nel corso della conferenza stampa indetta dalla SIGI e dal Calcio Catania all’interno del centro sportivo di Torre del Grifo l’avv. Giovanni Ferraù ha fatto il punto sullo stato della trattativa con Joe Tacopina e ha risposto alle domande dei giornalisti.
Di seguito le dichiarazioni del presidente del CdA di SIGI:

SIGI NUOVAMENTE COMPATTA
“Stigmatizziamo gli attacchi subiti ieri da SIGI. Tutti e ventiquattro i soci hanno contribuito a salvare il Catania che oggi sarebbe in serie D se non fosse stato per il nostro intervento. Nessuno può permettersi di dire che ci siano soci da 100 euro, tutti abbiamo una dignità.
Oggi il nostro obiettivo comune è salvare e rilanciare il Catania, motivo per il quale è stato stipulato il contratto preliminare con Tacopina. Preliminare chiaro, ma complesso.
Abbiamo ritrovato l’unità tra i soci e le divergenze passate sono rientrate.
Purtroppo, devo dire che finora hanno avuto ragione coloro che hanno sempre posto dubbi e perplessità riguardo la trattativa con l’avvocato statunitense.
Abbiamo lavorato sette mesi per ridurre il monte debitorio come voleva l’investitore, tra l’altro qualche settimana addietro ci è stato comunicato di non interfacciarci più con lo studio Chiomenti. Dunque l’avvocato Salvo Arena non è più il rappresentante legale di Joe Tacopina.
Riguardo all’evidenza fondi, noi abbiamo ricevuto solo la foto di un estratto contro bancario non esplicitamente riconducibile a Tacopina e, senza polemica, non si fa così un’evidenza fondi“.

AGENZIA DELLE ENTRATE
“Non abbiamo mai posto condizioni nella trattativa, queste sono state poste dall’acquirente. Si poteva chiudere il 26 aprile alla luce della risposta dell’Agenzia delle Entrate, non soddisfacente per Tacopina, così come lo si poteva fare a febbraio quando ancora alcune condizioni non si erano realizzate ed alcune risposte non erano arrivate. Il Catania si poteva acquistare anche senza l’avverarsi di determinate clausole all’interno del contratto.
SIGI ha sempre detto, ed era così previsto nel preliminare, che avrebbe pagato l’eventuale differenza per quanto riguarda un possibile aumento dell’Agenzia delle Entrate”.

RISPOSTE CONCRETE
“Ad agosto abbiamo avuto il primo contatto con Tacopina che ci ha chiesto un’esclusiva. Tacopina è sempre stato alla finestra, ma oggi non è più tempo di attendere. Servono fatti concreti, subito. La proposta pervenutaci venerdì è una proposta irricevibile perché quello che ci viene chiesto è impossibile da raggiungere. L’omologa del Tribunale entro 15 giorni è impossibile. Se Tacopina, come ha detto, ha a cuore le sorti del Calcio Catania e la possibilità di investire 40 milioni in 4 anni, potrebbe immettere subito 3 milioni, entrare nel Catania con il 51% e rischiare insieme a noi; non dirci good luck ma condividere il nostro rischio.
Non vogliamo più proclami, solo fatti. Entro il 15 maggio serve un’immissione di denaro nella S.p.a. Catania Calcio, non in Sigi, noi non vogliamo un euro, vogliamo solo salvare e rilanciare il club. SIGI è disposta a cedere a zero euro e a perdere i 6 mln di investimento a fronte di un progetto di investimento serio”.

TEMPISTICHE
“Non c’è mai stato un piano B perché non abbiamo mai avuto tempo. Il nostro grande handicap è stato quello di esserci vincolati per sette mesi a Tacopina. Noi speravamo di chiudere a febbraio, poi ad aprile, purtroppo non abbiamo concluso ufficialmente le transazioni con i due creditori istituzionali. Il 17 maggio conosceremo i parametri Covisoc per l’iscrizione al campionato“.

SCADENZE ECONOMICHE
“Da qui a metà giugno servono 4 mln di euro e li dobbiamo trovare entro 25 giorni.
Chi li immetterà? Non sappiamo come finirà e stiamo lavorando con altri investitori, anche locali.
Tutte le interlocuzioni verranno portate avanti fino al 25-30 maggio. Da Tacopina attendiamo una risposta definitiva, da dentro o fuori, nei prossimi 4/5 giorni.
SIGI deve recuperare il tempo perduto nella trattativa, reagire e programmare il futuro in base a delle incertezze, anche riguardo a Tacopina“.

DEBITI
“Noi abbiamo acquistato il Catania con 65 mln di debiti, 15 mln in più di quanto riferitoci dal Tribunale.
Con i privati il debito era di 34 mln e lo abbiamo ridotto più o meno del 50%.
La situazione attuale dei debiti è: 26 mln con il credito sportivo e circa 16 mln con il resto dei creditori”.

800.000 $
“Tacopina avrebbe dovuto mettere una cifra superiore agli 800 mila dollari per esercitare un diritto di opzione entrando in Sigi con il 15% delle azioni. Se avesse immesso la restante parte arrivando al milione di euro, avrebbe potuto esercitare il diritto per entrare in società. Non lo ha fatto.
Precisiamo che questi 630 mila euro non sono serviti a pagare gli stipendi, ma ad onorare le transazioni con i creditori privati”.

di Claudio Pisi

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