di FEDERICO LO GIUDICE

Incertezze e timori. Il futuro del Calcio Catania, ormai è chiaro a tutti, è appeso a un filo sottilissimo. La nuova proprietà rossazzurra che dal 23 luglio scorso si è infilata in un tragico tunnel, l’ha fatto purtroppo con troppa supponenza e con la convinzione di passare tutti gli esami con lode. E invece in questi dieci mesi la SIGI ha commesso un errore dopo l’altro.

Non ha redatto un piano industriale che le consentisse di avere un’idea chiara e precisa su cosa e come fare per raggiungere i risultati desiderati.

Non è riuscita a trovare nuovi investitori per rendere solido e concreto quell’azionariato diffuso che avrebbe dovuto rappresentare le fondamenta per salvare e rilanciare club e squadra.

Non ha trovato strategie di marketing accattivanti che potessero avere la duplice funzione di attrarre preziose risorse e consolidare l’affetto dei tifosi. La card lanciata, senza successo, ne è l’esempio più evidente.

Non ha avuto la lungimiranza di proteggere adeguatamente il proprio investimento, consegnandolo subito e incondizionatamente nelle mani di un “aspirante acquirente”, lo stesso che ha avuto l’abilità di affasciare il venditore prima e di carpirne l’eccesso di vanità e le debolezze caratteriali poi, per sfiancarlo e dividerlo. 

Tanti, troppi errori. 

É vero, giusto e corretto ammettere che in una situazione straordinaria ognuno può sbagliare ed essere costretto a fare retromarcia. Ma attenzione, quella che sta imboccando la SIGI è una strada pericolosa che ha poche vie di uscita.

Questo è il momento in cui il tema “salvezza” torna nuovamente e prepotentemente al centro della scena. Ed è quasi inevitabile che scatti quello che viene chiamato “l’errore del pendolo”, cioè la tendenza ad affermare tutto e il contrario di tutto, da cui poi scaturiscono repliche estreme, che alimentando un conflitto potenzialmente senza fine.

Da un lato compaiono commenti di uno dei tanti soci della SIGI, dall’altro spuntano in rete interpretazioni e precisazioni dal Nuovo Continente.

In realtà questo sarebbe il momento in cui tutti, tifosi per primi, dovrebbero riflettere sul come tanti anni di pessima gestione abbiano prodotto esiti grotteschi come è la SIGI che, all’inizio si è rivelata efficiente attraendo simpatie e consensi, ma che dall’altro ha mostrato carenze nella gestione e nell’attrazione di risorse di fronte a una sfida inedita. 

Le spiegazioni possibili al perché si è ancora a questo punto sono certamente molteplici. I cattivi comportamenti locali? Una ingiusta distribuzione di risorse e responsabilità? O semplicemente il fatto che quando ci sono flussi di denaro in ballo si palesano ragioni inconfessabili? 

Certamente tutti avremmo dovuto porci altre domande che probabilmente ci avrebbero portato a diverse conclusioni. Ora, forse, è troppo tardi. É arrivato il momento di analizzare i dati, di stare ai fatti e di mettere da parte narcisismo e personalismi per lasciare spazio a coloro che da tempo conoscono il male del Catania e la cura per riportarlo, non senza sacrifici, in salute. La sabbia nella clessidra sta per terminare. Ce ne ancora poca, non sprechiamola in attesa di risposte o cambi di idee di qualcuno. Si comprenda che ora è il tempo di agire concretamente. Quello di sbagliare è ampiamente terminato.

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