di Federico Lo Giudice
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”. Lo diceva Martin Luther King. Il pensiero dell’attivista politico e pastore protestante statunitense appare perfetto per descrivere la situazione attuale in cui versa il Calcio Catania 1946 numero di matricola 11700.  Appare adeguata visto che l’attuale proprietà del club rossazzurro continua a trincerarsi dietro a un silenzio che serve solo ad alimentare timori, più che fondati, e a far circolare  voci di varia natura che destabilizzano ancor di più una piazza stanca di attendere.
SITUAZIONE
Il leitmotiv “noi abbiamo preso il Calcio Catania per poi trasferirlo a un investitore importante” oppure “la situazione debitoria passata non consente un investimento” ha ampiamente stancato tutti, tranne dirigenti rossazzurri e soci SIGI che non si lasciano sfuggire conferenze stampa o ospitate tv per rispolverarle in ogni occasione e situazione. Nessuno nega, e potrà mai farlo, ciò che la SIGI abbia fatto tra mille difficoltà. Nessuno si sogna di contraddire che se la matricola 11770 oggi è ancora viva il merito sia di chi il 23 luglio 2020 si presentò in Tribunale per acquisire le quote del club rossazzurro. É evidente, però, che qualcosa nella cabina di comando dell’attuale proprietà non ha mai funzionato a dovere e continua a non farlo. I segni di questa carenza gestionale si sono manifestanti in maniera sempre più palese col passare del tempo. Un’escalation di contraddizioni ed errori generate da faide interne, ricapitalizzazioni effettuate a singhiozzo o per nulla, impegni e promesse disattese con possibili acquirenti, tifosi e creditori che da tempo, decreti ingiuntivi alla mano, bussano quotidianamente alle porte di Torre del Grifo che improvvisamente da risorsa si è trasformato in un peso da far gestire ad altri…anche senza garanzie contrattuali.
PARADOSSO
Lo scenario attorno al Calcio Catania è sempre più triste e sconsolante. Lo diventa ogni giorno di più per l’incapacità di fornire un quadro chiaro a chi si dovrebbe fornirlo, cioè ai tifosi. Il motto “Uniti per il Catania” coniato per consentire al club rossazzurro di iscriversi al campionato in corso è rimasto tale. A cambiare è stato solo il Cda della SIGI che ora ha un nuovo Presidente e due membri in più rispetto alla sua genesi. Un cambiamento che per ora appare solo di facciata. Il resto, infatti, non è mutato al punto che quello che qualcuno ha voluto spacciare per rinnovamento avrebbe fatto sbiadire anche il pelo fitto del Gattopardo. In tutto questo occorreva cercare uno o più colpevoli per giustificare i tanti e troppi passi falsi commessi. Li si è trovati nella stampa e in una parte della tifoseria. La prima responsabile con il suo lavoro di spaventare e allontanare possibili acquirenti o investitori; la seconda di andare oltre quel “dovere” di tifare per comprendere le scelte societarie. La colpa di tutti i mali che affliggono il Calcio Catania, per chi oggi detiene il 100% delle quote del club rossazzurro, è dunque da attribuire sempre a terzi e mai al proprio operato. Ci viene da sorridere anche nel pensare che alla Città venga attribuita la responsabilità di un’assenza di entusiasmo e di aggregazione che immobilizza possibili acquirenti. Un sorriso che diventa altro quando si comprende che il desiderio di alcuni esponenti della SIGI sia quello di avere una stampa accondiscendente. Una “richiesta” che dovrebbe far pensare.  Negli anni ’80, infatti,  in questa città l’informazione unica e omologata diede una propria lettura di tutti i fatti, accreditando a priori una pseudo-identità di vincenti ad alcune lobby di potere che, come hanno testimoniato storia e cronache cittadine, si dimostrarono il lato più oscuro di Catania. Pensare al giorno d’oggi di dare ordini alle vibrazioni del diaframma delle persone è anacronistico, come lo è credere che le proprie responsabilità ed errori possano sempre essere scaricati ad altri.
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