di Federico Lo Giudice

Quo vadis, Sigi? O se volete, chi presiede chi e cosa? Il buon Sir Alfred Hitchcok dalle vicende della proprietà del Calcio Catania avrebbe trovato ispirazione infinita, al punto, da poter girare il sequel de “L’ombra del dubbio“. E di dubbi ormai i sostenitori rossazzurri, ma non solo loro, cominciano ad averne tanti. Si potrebbe anche dire troppi. Perplessità che nascono non solo dai risultati sportivi di un Catania che ieri ha incassato la quarta sconfitta in campionato, la quinta considerando anche il match di Coppa Italia, ma anche dalla gestione della sua proprietà che nelle ultime ore ha riservato l’ennesima e poco gradita sorpresa ai catanesi.

PARADOSSO Andiamo al dunque. Per farlo occorre tornare al 1° settembre giorno in cui un comunicato, a firma dell’avvocato Giovanni Ferraù, ufficializza che la SIGI ha eletto un nuovo Consiglio di Amministrazione nel quale la carica di Presidente viene affidata a Gaetano Nicolosi, cioè il maggiore azionista della Spa che detiene il 100% delle quote del Calcio Catania. Non è l’unica novità. Nel nuovo organo amministrativo della SIGI, infatti, spuntano anche due nomi nuovi: quello di Riccardo Salice che diventa vicepresidente e quello del dott. Luigi Aliquò che insieme a Giovanni Palma e all’avvocato Ferraù sarà il terzo consigliere. Un cambiamento che da molti, sottoscritto incluso, viene visto positivamente. Un turnover necessario per consentire di rifiatare a chi era ormai a corto di ossigeno e, forse, per questo soggetto ad errori comunicativi continui per far spazio a quegli uomini restati in panchina ad osservare giocare e palleggiare gli altri tra mugugni spesso, se non sempre, manifestati a denti stretti. Finalmente era arrivato il loro momento. Finalmente i “panchinari” di lusso potevamo mostrare le loro qualità e stupire con le loro giocate. Era arrivato il loro momento, quello tanto atteso e desiderato. Tutto perfetto, dunque? Assolutamente no. Il nuovo CdA, infatti,  non è mai entrato in carica per una ragione banale: Gaetano Nicolosi non ha mai accettato di ricoprire la carica di Presidente.

DOMANDE Ed è qui che allo stupore si affiancano l’irritazione e una serie di domande alle quali ci auguriamo seguano delle risposte chiare e immediate da parte della proprietà del Calcio Catania. Il dott. Nicolosi aveva tutto il diritto di rinunciare o di rifiutare la nomina. Quello che non è giustificabile e tollerabile è l’aver annunciato e ufficializzato all’intera città un qualcosa che non corrispondeva al vero. Perché, consapevole di ciò, il Presidente della SIGI in prorogatio, cioè Ferraù, non ha convocato subito l’Assemblea dei soci per comunicare che non essendo stata accettata da Nicolosi la carica era necessario trovare altri soggetti per la costituzione del nuovo CdA? Perché si è preferito tacere piuttosto che dire la verità? Come mai Nicolosi ha deciso di non accettare la carica? Perché si è confermato, anche ad alcuni membri del CdA, che Nicolosi avesse accettato di ricoprire il ruolo di Presidente? Le domande sarebbero anche altre. Ora, però, occorre capire quando e se  l’avvocato Ferraù, che è ancora il Presidente della SIGI, deciderà di convocare l’Assemblea dei Soci.

NECESSITÀ Una convocazione necessaria non solo per eleggere eventualmente un nuovo CdA, ma anche per capire come agire in rapporto ad alcune importanti scadenze, richieste dei creditori e in ultimo il possibile affitto di Torre del Grifo. Per quanto riguarda le prime, il 16 ottobre occorrerà ottemperare a una scadenza federale per una somma compresa tra i 300 e i 350 mila euro. Scadenza che riguarda gli stipendi dei calciatori che comunque sarebbero coperti, nel caso di inadempimento da parte del Catania, dalle fideiussioni presentante. In questo caso, però, la società rossazzurra prenderebbe una nuova penalizzazione sportiva di due punti. Capitolo creditori. Ieri la Pia Green, società che si occupa della manutenzione di Torre del Grifo e del manto erboso del Massimino, non si è presentata nell’impianto di piazza Spedini in quanto in attesa di un cospicuo pagamento da parte della società etnea. Assenza più che giustificata visto il silenzio del Catania a una pec della suddetta società nella quale si richiedeva il saldo della fattura. Infine Torre del Grifo la cui foresteria è stata data in gestione senza un contratto che garantisse i diritti e i doveri di entrambe le parti. Dopo settimane di attesa ieri è arrivata la bozza di contratto per l’affitto in ramo di azienda di una parte del Village. Piccolo problema, non è firmabile nonostante fosse prevista e garantita per oggi la firma dal Notaio. Le principali richieste del Catania per l’affitto, ripetiamo non commerciale, di Tdg sono l’azzeramento di tutti i costi operativi della struttura, compresi quelli straordinari, il riconoscimento di un canone non inferiore ai 500 mila euro annui e la possibilità di inserire una serie di clausole connesse alla gestione. Richieste volte ad abbattere i costi di gestione di Tdg e far ottenere al Catania una rendita e di conseguenza un’immediata liquidità per fronteggiare alcune della scadenze. Ma per far si che ciò avvenga occorre un contratto serio, fatto bene e con determinate caratteristiche. A garantire che ciò avverrà è stato il dott. Di Cavolo, anche lui socio SIGI, che sta facendo da front runner a un gruppo di investitori che la settimana prossima potrebbero non solo firmare il contratto, ma versare immediatamente una cifra importante che darebbe respiro immediato alla proprietà rossazzurra. Sarà pure così, ma ombre e dubbi sulla gestione della SIGI restano…ma si sa…la colpa è dell’arbitro.

 

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