di IVANO TEODORO

 

PICERNO – Brutto, sporco e cattivo. Ma soprattutto vincente. Sembra il titolo di un film, protagonista il Catania di oggi al “Curcio”di Picerno, sotto la regia di Luciano Mularoni, sostituto dello squalificato Baldini, premio Oscar per la migliore interpretazione a Luca Moro, produttore ed esecutore dell’atto finale. Basterebbe questo a raccontare la giornata di una squadra partita dalla Sicilia tra mille dubbi ed incertezze, accantonati per qualche giorno al termine di una prestazione di certo non esaltante, ma quantomeno concreta sul piano della determinazione. E condita da una buona dose di fortuna che non guasta mai.

ANALISI

Eppure la crociata lucana non nasceva sotto i migliori auspici: una sconfitta interna sanguinosa, tamponata senza particolare successo da una polemica sugli arbitraggi che di certo non ha nascosto l’involuzione o, meglio, l’assenza cronica di gioco fin qui manifestata. A questo bisognava aggiungere le defezioni di alcuni calciatori al centro del progetto, out per squalifica o per acciacchi di varia natura. E per non farci mancare nulla, gli eterni tam tam mediatici sulla goffa situazione societaria con la quale abbiamo imparato a convivere non senza un velo di amarezza o malcelata preoccupazione. Eppure l’undici sceso in campo nel rinomato impianto della provincia potentina, riunito sotto l’egida del ritrovato guerriero Claiton al rientro dopo un infortunio e all’esordio stagionale, ha serrato le fila, ribattendo colpo su colpo al tentativo di golpe dei comunque non irresistibili avversari. Dopo la catastrofe del 3-4-3, si torna al 4-3-3, modificato in 4-1-4-1 in fase di “non possesso”, per sfruttare al massimo le caratteristiche da interditore di Maldonado. Davanti a Sala, Calapai a destra e Pinto a sinistra, con Claiton e Monteagudo centrali. Centrocampo con Maldonado affiancato da Greco e Rosaia, tridente inedito con Piccolo, Moro e Biondi. Il Catania a prova a fare la partita. Nulla di trascendentale, sia chiaro, tanto che il primo tempo scorre via inesorabilmente registrando a tabellino una conclusione ravvicinata di Moro addosso ad Albertazzi ed un diagonale velleitario di Calapai spentosi a lato non di poco. Dall’altro lato, i tre gol segnati in sei partite dai padroni di casa rossoblu si vedono al punto tale da presentare il vecchio caro Reginaldo come elemento più vivace dell’intero pacchetto offensivo. Elementi, questi, che da soli basterebbero a giustificare gli sbadigli dei primi quarantacinque minuti, al termine di una frazione caratterizzata da noia ed approssimazione da ambo i lati. Il primo tempo, comunque, non spezza l’entusiasmo del pubblico di fede lucana, alla “prima” tra i professionisti nell’impianto recentemente ristrutturato e con un “Green” sintetico di nuovissima generazione.

SVOLTA

Ripresa che si apre con Terranova per Vivacqua tra i padroni di casa e conferma per l’undici rossazzurro, per l’occasione in completo interamente bianco. Ci prova la squadra di mister Palo, ma la consistenza del suo reparto d’attacco è pari allo spessore di un foglio “A4”, tanto che Claiton e compagni non devono dannarsi l’anima per tenere al riparo la propria porta da sgradite sorprese. Così anche i secondi quarantacinque di gioco volano via senza particolari sussulti sino al minuto 78′, quando approfittando di un Picerno sbilanciato e alla ricerca di un vantaggio comunque complicato da raggiungere, Greco si invola, in posizione centrale e con lo sguardo scorge l’inserimento di Moro all’interno dell’area di rigore. Dettori costringe il numero 24 rossazzurro a decentrarsi ma, successivamente e molto ingenuamente, lo sbilancia sino a fargli perdere l’equilibrio. La conseguenza è l’immediato fischio del signor Carrione che decreta il penalty per il Catania. Sul dischetto si presenta lo stesso centravanti rossazzurro che, con l’aplomb di un veterano, mette a sedere Albertazzi, mettendo la palla alla sua destra con un rasoterra lento ma in controtempo: è l’apoteosi per una squadra che vede avvicinarsi la possibilità della seconda vittoria in campionato e soprattutto la chance di allontanare le polemiche e vivere qualche giorno più tranquillo in un ambiente già carico a pallettoni, per via dei motivi che tutti conosciamo. Entrano Ercolani, Izco, Provenzano e Ropolo, fuori uno stremato Claiton (migliore in campo), Greco, Maldonado e Piccolo. Ma non è ancora finita: con la forza della disperazione, il Picerno, sospinto dal proprio pubblico, si fionda in avanti attraverso azioni frutto più di approssimazione che di schemi congegnati e sugli sviluppi di uno di questi arrembaggi, colpisce il palo interno con una conclusione sporca che rimbalza davanti a Sala, rendendo inefficace il tentativo di intervento dell’estremo difensore siciliano. E’ l’ultimo pericolo: dopo 4 minuti di recupero, Carrione fischia la fine della partita, accolta come una liberazione in casa Catania. Tanto da strappare un sorriso persino al direttore Pellegrino che, in mixed zone, provato da novanta minuti di fuoco vissuti insolitamente in panchina, ci confessa come per un discreto periodo si terrà lontano dalla stessa per eccessivo sviluppo di stress. Da domani si tornerà in campo per preparare la sfida di domenica alla Juve Stabia, con uno sguardo al prossimo 11 ottobre, data in cui è in programma l’assemblea dei soci Sigi, chiamati a formare un nuovo consiglio d’amministrazione, dopo la mancata ratifica di quello annunciato l’1 settembre.

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