di Federico Lo Giudice

Insolvente. É questa la parola chiave per capire cosa è accaduto e cosa potrebbe accadere tra meno di dieci giorni al Calcio Catania. Un semplice aggettivo che indica chi non fa fronte o non è in grado di far fronte ai debiti contratti. Esattamente lo stato attuale in cui versa il club rossazzurro. Un condizione finanziaria evidenziata dal Collegio Sindacale del Catania attraverso una relazione, non una comunicazione, presentata alla Procura della Repubblica etnea. Un documento che ha evidenziato tutte le problematiche economiche della società rossazzurra e che non poteva lasciare alcun margine di valutazione se non quello di presentare quasi in automatico l’istanza di fallimento.

ALLARME

A differenza della precedente istanza di fallimento presentata nel maggio 2020, questa non è stata generata da un impulso della Procura, ma dalla relazione del Collegio Sindacale del Calcio Catania. Una differenza molto importante. Lo è perché in questo caso a evidenziare che il club rossazzurro è in stato di insolvenza è il suo organo di controllo. Un auto denuncia che implicitamente dice alla Procura “dichiarateci falliti” perché vi è la manifesta incapacità strutturale, non congiunturale, di far fronte ai debiti. Ma vi è di più in questa relazione. Oltre, infatti, ai debiti coi privati transati e non pagati vi è anche l’ufficialità che la transazione con l’Agenzia delle Entrate è decaduta e quindi vi sono circa 14 milioni di euro iscritti al ruolo del Fisco senza che via sia un piano per farne fronte poiché, appunto, la rateizzazione è scaduta. Dunque si è tornati alla stessa situazione di 10 mesi fa. In poche parole si è rimasti inermi lasciando che scadesse. Paradossale.

SCENARIO 1

Situazione preoccupante anche in considerazione del fatto che si continui a parlare di acquirenti e cessioni. Le strade per evitare il fallimento sono due. La prima, di pagare tutte le scadenze che ci sono da qui a quando ci si dovrà presentare davanti al Giudice, cioè entro il prossimo 16 novembre, e contemporaneamente mostrare tutte quelle garanzie richieste dalla Procura: in primis un piano industriale che avrebbe come primo punto quella ricapitalizzazione di almeno 3 milioni discussa, inutilmente, nell’Assembla dei soci SIGI dello scorso 11 ottobre. Solo in questo modo la SIGI potrebbe convincere la Procura a ritirare l’istanza di fallimento, cioè dimostrando coi fatti di essere capace di far fronte a tutti i debiti del Calcio Catania. Sino ad allora vendere il club non è fattibile poiché vi è un ricorso in atto. Facciamo un esempio. Il signor Rossi notifica, tramite pec,  un decreto ingiuntivo al signor Verdi dove gli si chiede di pagare un debito di 5 mila euro. Se all’improvviso il signor Rossi cambia idea e decide di scrive al signor Verdi dicendogli che non deve restituirgli più quella cifra questo suo gesto non cambia lo scenario. Per far si che tutto si annulli,  il signor Rossi deve rinunciare al decreto ingiuntivo. Dunque se c’è un’istanza di fallimento, per comprare il Catania bisogna far ritirare l’istanza di fallimento e per far si che ciò avvenga la SIGI (in quanto proprietaria) deve andare in Procura e fare una transazione con la stessa per il ritiro della domanda che poi deve essere omologata da un accordo sottoscritto dalla Fallimentare del Tribunale. Ma è evidente che questo accordo si dovrà basare sulla ricapitalizzazione e sulla presentazione di un piano industriale di milioni di euro. Il problema è che lo stesso Collegio Sindacale nella sua relazione ha evidenziato come “la SIGI, controllante del Catania,  non solo non stia immettendo denaro per andare avanti, ma che non vi siano interlocuzioni per eventuali finanziamenti esterni”.

SCENARIO 2

In considerazione di quanto detto, dunque, che senso ha parlare di un possibile acquirente? Potremmo pure farlo, ma purché quest’ultimo vada in Procura sostituendosi alla SIGI. Ma realmente si può pensare che un imprenditore o fondo straniero vada a discutere dal dott. Regolo per dirgli che ha i soldi per acquistare il Catania,  che intende investirli e che si impegnerà a farlo? Si può credere a una cosa del genere anche in considerazione che a questa istanza se ne potrebbe aggiungere un’altra legata alla vicenda della Catania Servizi? Oscar Wilde dice “posso credere a tutto purché sia abbastanza incredibile”, il problema che in questa vicenda di incredibile non vi è nulla.

 

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