Editoriale
Falsa partenza per il Catania
di Federico Lo Giudice
Il calcio, a volte, ha il pregio di semplificare discussioni che rischiano di diventare infinite. Novanta minuti bastano per mettere a nudo quello che conferenze stampa, buone intenzioni e mercato avevano provato a nascondere. Catania-Inter U23 ha raccontato una cosa molto semplice, i rossazzurri hanno ancora un problema enorme in mezzo al campo. Ed è un problema che arriva da lontano, dalla passata stagione, e che evidentemente non è stato ancora risolto.
L’Inter U23 non ha dovuto inventarsi chissà quale partita per mettere in difficoltà il Catania. Ha aspettato, ha corso, ha pressato e soprattutto ha sfruttato gli spazi e la lentezza della squadra di Longo. Il primo tempo è stato emblematico. Il Catania ha avuto difficoltà a dare ritmo alla manovra, a superare la prima pressione e a trasformare il possesso in occasioni vere. Quando il pallone passava dalla mediana, spesso sembrava avere un peso specifico superiore a quello normale. Ricevere, pensare, giocare: esattamente quei tempi di gioco che Longo aveva indicato alla vigilia come uno degli aspetti da migliorare.
E qui arriva il punto. Il problema non è nato ieri alle 18. È la prosecuzione di una difficoltà già vista nella scorsa stagione. Cambiano gli interpreti, cambia l’allenatore, cambia il sistema, ma il centrocampo continua a non avere quella personalità, quella qualità e quella capacità di governare le partite che servirebbero a una squadra con ambizioni importanti.
Nel frattempo è arrivato Massimo Coda. Un colpo importante, certamente. Un attaccante di enorme esperienza, capace di segnare valanghe di gol in Serie B e con un curriculum che in Serie C fa impressione. Ma Coda ha 37 anni e, soprattutto, è un centravanti. Non è un regista, non è una mezzala, non è un giocatore capace di prendere il pallone trenta metri più indietro e cambiare faccia alla squadra. Può finalizzare, può far salire la squadra, può dare peso all’attacco. Ma se il pallone non arriva, anche il più grande dei bomber rischia di diventare un soprammobile di lusso. L’arrivo di Coda, dunque, può essere un’aggiunta importante, ma non può rappresentare la svolta rispetto a un problema che si trova alle sue spalle.
Ed è qui che la posizione di Longo lascia qualche perplessità. Alla vigilia il tecnico aveva scelto una linea precisa: «Non parlo di chi manca, ma di chi c’è». Una frase elegante, molto da allenatore che vuole proteggere il proprio gruppo. Il problema è che a Catania, soprattutto a Catania, la filosofia non è mai stata una materia particolarmente amata. Qui si preferiscono verbi molto più semplici: servono, non servono; questo giocatore basta, questo non basta; bisogna comprare, bisogna vendere. Roba poco filosofica, insomma.
Longo sembra voler trasformare anche il mercato in un seminario universitario sull’identità, sui principi emozionali, sul potenziale e sulla capacità di accelerare il processo di apprendimento. Tutto rispettabile, per carità. Ma dopo una sconfitta interna contro una squadra giovane, tecnica e piena di energie, viene spontaneo chiedersi se non sarebbe più utile chiamare le cose con il loro nome. Perché se il centrocampo ha bisogno di qualità, non basta dire che bisogna «agire rapidi». E se la rosa non è completa, non basta concentrarsi sulle qualità di chi già c’è.
Il rischio è che la filosofia diventi una comoda zona neutra: non si dice che manca qualcuno, non si dice che qualcuno non è all’altezza, non si prende una posizione netta sulla costruzione della rosa. Si protegge il gruppo, si rimanda tutto al lavoro e si aspetta che il tempo sistemi ciò che il mercato non ha ancora sistemato. Peccato che il campionato non abbia molta voglia di aspettare.
Il confronto a fine partita tra Longo e il direttore sportivo Fortunato Varrà, poi, aggiunge un elemento interessante. Non occorre sapere cosa si siano detti per cogliere il significato di quel faccia a faccia: è la fotografia di una situazione nella quale allenatore e direttore sportivo sembrano avere sensibilità differenti su come affrontare le difficoltà. Longo appare orientato a lavorare con ciò che ha; Varrà è invece l’uomo chiamato a interrogarsi sulla qualità e sull’equilibrio dell’organico. E proprio il centrocampo è il reparto sul quale il ds sta cercando ancora un rinforzo.
La partita contro l’Inter U23, allora, può essere letta come una bocciatura definitiva? Ovviamente no. È la prima giornata e il Catania avrà tempo per correggere, migliorare e inserire nuovi giocatori. Ma è certamente un campanello d’allarme rumoroso. Anche perché il gol di Russo nella ripresa ha riaperto una partita che sembrava compromessa, ma non ha cancellato le difficoltà strutturali emerse nei primi 45 minuti. L’Inter ha avuto anche le occasioni per chiuderla definitivamente, colpendo anche un palo.
Adesso servono meno filosofie e più decisioni. Se il Catania vuole davvero essere protagonista, deve capire se il problema è allenabile o acquistabile. Perché Coda può segnare, Longo può insegnare principi e Varrà può costruire una rosa. Ma qualcuno dovrà pur mettere ordine in mezzo al campo.
Il problema, dopo una stagione intera e una prima giornata della nuova, è che quella lacuna sembra ancora lì. E stavolta il Massimino l’ha vista benissimo. A proposito, dov’è il presidente Pelligra?