Il curioso caso di Longo
di Santo Romeo
C’è una celebre frase nel film Il curioso caso di Benjamin Button che recita: «Per essere quello che vuoi essere non c'è un limite di tempo. Puoi cominciare quando vuoi». Nel nevrotico, spietato e frenetico universo del calcio moderno, tuttavia, questo dogma sembra non dare spazio alle opportunità. Perché la variabile più spietata e tirannica è proprio il tempo. Un tempo che l'ansia del risultato immediato pretende a tutti i costi, un tempo che la critica consuma al primo inevitabile passaggio a vuoto. Eppure, osservando da vicino l’evoluzione del Catania guidato da Emilio Longo, si ha la vivida e affascinante sensazione di assistere a una sorta di paradosso temporale.
Un "curioso caso" in cui le lancette dell'orologio tattico sembrano scorrere in direzione ostinata e contraria. Laddove dall'esterno si intravedevano le prime presunte crepe, l'invecchiamento precocissimo di un progetto o le fatiche di una macchina ingolfata, il tecnico salernitano vedeva e costruiva l'esatto opposto. Non una crisi, ma una fisiologica, feconda e produttiva fase di costruzione.
Un percorso d'assestamento e di profonda rigenerazione in cui ogni errore non rappresenta mai una condanna senza appello, bensì la tappa obbligata per far nascere una creatura del tutto rinnovata nei suoi automatismi.
Ed è per questo che la vittoria contro la Casertana, arrivata al termine di una prestazione a due volti ma di enorme spessore caratteriale, potrebbe non essere solo un fuoco di paglia ma la fotografia tridimensionale di questo processo alchemico. Sul prato dell’Alberto Pinto, il Catania ha saputo mostrare per un intero tempo un calcio di una freschezza e di un'intensità abbaglianti, dominando un avversario finora imbattuto e altamente organizzato. Certo, le sofferenze della ripresa e i momenti in cui la squadra si è "sporcata" aprendo troppe linee di passaggio ricordano che la perfezione è ancora lontana.
Ma la capacità di soffrire, riorganizzarsi e piazzare la zampata vincente nel finale è il segno primordiale di un gruppo che sta imparando a conoscersi e a risolvere anche questo genere di partite. Sfide "sporche" - un concetto che l'allenatore etneo ha dichiarato apertamente di bandire dal “suo” piano filosofico - dove però il Catania ha dimostrato di aver finalmente trovato quel cinismo e quella spietatezza che erano colpevolmente mancati in altri passaggi a vuoto, come nell'amaro pareggio contro il Barletta.
Ma torniamo al “tempo”. Un argomento che diventa chiave nell’analisi di fine gara. Longo lo ha ribadito con assoluta lucidità, rifiutando categoricamente alibi o scappatoie ma ancorandosi a dati del tutto oggettivi. Il tecnico etneo non ama elemosinare pazienza a buon mercato: è convinto che il credito vada meritato sul campo attraverso la qualità delle prestazioni e che ciò che da fuori viene etichettato frettolosamente come difficoltà sia in realtà la naturale gestazione di un cantiere in piena attività. I numeri e il contesto da cui arrivano,del resto, sono inoppugnabili. Rivoluzionare i principi di gioco e ritrovarsi a fine agosto con la rosa stravolta per il cinquanta per cento significa dover accettare inevitabili rallentamenti nel percorso di crescita. Rispetto all'undici titolare capace di centrare la vittoria contro il Vicenza in Coppa Italia, la squadra scesa sul rettangolo verde nelle ultime uscite rappresentava un'entità quasi del tutto nuova e rigenerata, costretta ad assimilare un volume enorme di codici complessi ad estate ormai inoltrata.
Ora l'orologio del campionato impone di guardare avanti. Ad attendere i rossazzurri c'è il Crotone, un banco di prova d'alta quota per dimostrare le reali ambizioni etnee. Si gioca contro una squadra che, nonostante la penalizzazione e le evidenti difficoltà vissute fuori dal campo, dentro il rettangolo verde ha dimostrato di avere fame e veleno. Per maggiori informazioni basta chiedere alla Salernitana, caduta sotto i loro colpi. Servirà davvero il miglior Catania possibile, spinto dall'abbraccio viscerale e incessante del pubblico del "Massimino", per trovare una vittoria casalinga che finora è arrivata solo contro il Cosenza.
Come nel racconto di Fitzgerald, questo Catania sembra destinato a mostrare la sua versione più brillante proprio col passare delle settimane e con l'aumentare del livello delle sfide. Il Crotone alle porte non è soltanto un avversario da battere per scalare la classifica, ma l'occasione perfetta per dimostrare che il tempo non è un nemico da rincorrere con l'affanno, bensì l'alleato più prezioso per trasformare un progetto in costruzione in una grande e duratura realtà.