Il rebus rossazzurro
di Santo Romeo
C’è qualcosa di solitario, difficile — a tratti anche poetico — nell’essere un portiere. Un ruolo a sé stante nel microcosmo del rettangolo verde, dove ogni errore somiglia a una condanna senza appello e ogni parata a un atto di redenzione. Per molti è il ruolo più difficile del mondo, perché prima ancora che contro gli avversari si gioca contro se stessi: contro quel silenzio che divora, l’ansia di essere pronti e la dannata certezza che, in certi momenti, tutto dipenda da te. E quando quel rettangolo di gesso è piantato nel prato del Massimino, la pressione raddoppia il proprio peso, pretendendo dal numero uno non soltanto riflessi pronti e tecnica, ma anche un’anima d’acciaio.
Oggi la porta del Catania è finita al centro di uno dei rebus più affascinanti e delicati di questo avvio di stagione. Un dilemma quasi amletico che divide la tifoseria e stimola il confronto tra gli addetti ai lavori: Dini o Rinaldi? Da un lato c’è Andrea Dini. Arrivato alle pendici dell’Etna nel gennaio 2025, si è progressivamente trasformato in uno dei punti di riferimento del Catania, venendo affettuosamente ribattezzato dai compagni “Batman” per la capacità di trovare interventi decisivi nei momenti più delicati. Nella passata regular season il portiere romagnolo ha disputato tutte e 38 le giornate di campionato, chiudendone ben 22 senza subire gol e affermandosi come uno degli estremi difensori più affidabili della categoria. A questo si sono aggiunti personalità, leadership e interventi pesanti anche dagli undici metri, come quello sul rigore di Caturano nei playoff del 2025. Non è stato dunque casuale che, nella delicata trasferta di Picerno, mister Emilio Longo abbia deciso di riaffidarsi a lui dopo le prime quattro giornate di campionato affidate a Rinaldi. Una scelta poi confermata nella successiva gara contro il Barletta, terminata 0-0 con la porta rossazzurra rimasta inviolata. In un momento complesso servivano freddezza, esperienza e il carattere di chi conosce ormai a memoria la gestione delle fasi più difficili di una partita.
Dall’altro lato c’è il talento di Filippo Rinaldi. Classe 2002, nato a Montecchio Emilia e alto 188 centimetri, è cresciuto nel settore giovanile del Parma prima di costruirsi un bagaglio importante di esperienza in Serie C. Nel suo percorso ha avuto anche la possibilità di allenarsi con Gigi Buffon, uno dei riferimenti della sua crescita. E proprio come il suo idolo, che nel 1995 debuttò in Serie A contro il Milan mantenendo la porta inviolata, Rinaldi ha vissuto una prima volta nella massima categoria da ricordare. Il 14 gennaio 2026, al Diego Armando Maradona, ha esordito in Serie A con il Parma contro il Napoli, chiudendo la partita sullo 0-0. Una prestazione di grande personalità, impreziosita da interventi importanti su Højlund e Buongiorno e coronata dal premio di MVP assegnato dalla Lega Serie A.
Rinaldi incarna inoltre molte delle caratteristiche richieste al portiere moderno. Alla capacità tra i pali unisce una buona predisposizione al gioco con i piedi e alla partecipazione nella costruzione dal basso, principio centrale nel calcio di Longo. È lo stesso tecnico ad aver sottolineato le potenzialità del classe 2002, evidenziando al tempo stesso come proprio nella distribuzione podalica esistano ancora margini di crescita. Ma, dati alla mano, cosa racconta finora la stagione? Considerando tutte le competizioni ufficiali — Serie C, Coppa Italia e Coppa Italia Serie C — Andrea Dini conta 4 presenze per un totale di 360 minuti, con 6 gol incassati e una gara chiusa a porta inviolata. Numeri molto vicini a quelli di Filippo Rinaldi, sceso in campo 5 volte per 450 minuti complessivi, con 8 reti subite e un clean sheet. Statistiche inevitabilmente parziali, che da sole non possono risolvere l’interrogativo dello staff tecnico: affidarsi all’esperienza e alla leadership di Dini oppure puntare sulle qualità e sui margini di crescita di Rinaldi, anche in funzione di una costruzione che coinvolga maggiormente il portiere?
Disporre di due estremi difensori di questo livello rappresenta senza dubbio un lusso per la categoria. Tuttavia, quello del portiere è un ruolo che più di altri vive di gerarchie, continuità e stabilità. Spetterà ora a Emilio Longo sciogliere definitivamente il nodo, cercando allo stesso tempo di valorizzare entrambi. Che si tratti del mantello di “Batman” Dini o delle qualità dell’allievo di Buffon, il Catania sa che una parte delle proprie ambizioni passerà inevitabilmente dalla sicurezza di chi sarà chiamato a difendere quei sette metri e trentadue.