La storia ha un prezzo
di Mattia Litrico
Appartenenza. È l’unica parola capace di spiegare una passione che va oltre ogni cosa. Nel calcio i risultati passano, le categorie cambiano e le rose si rinnovano. Quello che resta sono i colori, la maglia e i simboli che custodiscono l'identità di una comunità. Un legame rimasto incompleto per quattro anni e mezzo e che, giovedì 22 ottobre, alle 12:10, ha finalmente ritrovato il suo tassello mancante: il logo del Calcio Catania è tornato a casa. Si tratta dello stemma con lo scudo sagomato e l'elefante, l'ultimo utilizzato dalla matricola 11700 prima dell'interruzione dell'esercizio provvisorio del 9 aprile 2022. L'aggiudicazione della gara competitiva chiude cinquantaquattro mesi di lungo esilio visivo. Ma soprattutto mantiene un impegno che la proprietà australiana si era assunta fin dal suo insediamento a Catania: restituire alla tifoseria e alla città intera un pezzo della propria storia. Il recupero del logo si è concretizzato attraverso la procedura del tribunale fallimentare, comportando un impegno finanziario ben oltre le previsioni. L'assegnazione è arrivata al termine di una gara competitiva durata una settimana, iniziata il 15 ottobre e che aveva visto inizialmente quattro soggetti interessati. Oltre al Catania FC, figurava un imprenditore romano con un passato nelle giovanili rossazzurre che, pur avendo manifestato il proprio interesse, non ha poi preso parte alla fase dei rilanci; il Comune di Catania, che aveva presentato un'offerta di 60 mila euro a tutela dell'interesse pubblico del bene, senza però proseguire nella corsa al rialzo; e la Revolution Group, l'unico soggetto rimasto a contendere l'aggiudicazione al club rossazzurro, capace di spingersi fino a 235 mila euro prima dell'offerta decisiva del Catania, arrivata a quota 250 mila. La cifra dell'aggiudicazione rappresenta, tuttavia, soltanto una parte dell'operazione. Ai 250 mila euro vanno infatti aggiunti l'IVA al 22%, pari a 55 mila euro, e gli onorari d'asta del 10%, pari a 25 mila euro, anch'essi soggetti a IVA. L'esborso complessivo arriva così a 335.500 euro, ai quali andranno sommate le ulteriori spese fiscali e notarili necessarie al perfezionamento dell'acquisto. Una somma rilevante, considerando anche i tempi stringenti previsti dalla curatela: il club dovrà versare tutto entro il termine perentorio di quindici giorni.
Il Catania ha fatto quello che doveva: riappropriarsi del proprio stemma era un atto dovuto, rinunciarci sarebbe stato un errore imperdonabile. Resta però il nodo di come si sia arrivati a questo traguardo e, soprattutto, a quale prezzo. Perché, di fronte a un esborso di questa portata, è inevitabile chiedersi se una gestione diversa dei tempi avrebbe potuto consentire alla società di affrontare l'operazione a condizioni economiche più favorevoli.
Già il 2 ottobre 2024, infatti, la perizia della curatela aveva stimato il valore del logo a quota 46 mila euro, una cifra fortemente simbolica legata al 1946 e alla nascita della matricola 11700. Negli ultimi due anni la società si è mossa inoltrando manifestazioni d'interesse e proposte irrevocabili d'acquisto. Tentativi rimasti però sulla carta per un vizio di fondo: il mancato versamento delle cauzioni a garanzia. Senza il deposito cauzionale, quelle offerte non hanno mai avuto efficacia legale, impedendo di chiudere la partita a cifre contenute. È così che si è arrivati alla gara competitiva, facendo lievitare vertiginosamente i costi. Il marchio è tornato in rossazzurro, sì, ma a caro prezzo. Naturalmente, l'aggiudicazione dello stemma non comporta automaticamente la sostituzione dell'attuale identità visiva del Catania FC. Il club dispone già di un proprio logo, creato da Bob Liuzzo, che rappresenta la società dalla sua nascita. Il recupero del marchio legato alla matricola 11700 risponde a un'esigenza diversa: restituire alla città un simbolo del proprio passato e quel senso profondo di appartenenza che attraversa le generazioni.
Il logo storico diventa così anche una risorsa da valorizzare. Una volta perfezionata l'acquisizione, la società potrà valutare la possibilità di riproporre lo stemma su edizioni speciali e linee celebrative, con una prospettiva aperta anche alle stagioni future. Una scelta in linea con le tendenze del calcio moderno, sempre più orientato verso un'identità visiva capace di far coesistere più simboli per valorizzare il patrimonio storico dei club. Mantenuta la promessa fatta alla tifoseria, il recupero dello stemma rappresenta il secondo grande passo identitario dopo il ritorno a Torre del Grifo. Ma superata la fase delle acquisizioni, sia per il marchio sia per il centro sportivo, l'attenzione si sposta inevitabilmente sulla gestione e sui tempi di attuazione. Spetta adesso alla proprietà dimostrare che questi passaggi non rimangano contenitori vuoti, ma diventino le fondamenta concrete della rinascita rossazzurra.