Un equilibrio da trovare
di Mattia Litrico
È successo di nuovo. Una vittoria e, subito dopo, uno stop. Questa volta è arrivato un pareggio, lo 0-0 contro il Barletta. Ma poco cambia. Ancora una volta, il Catania aveva bisogno di trovare continuità. E ancora una volta non ci è riuscito. Un rendimento altalenante che si ripercuote inevitabilmente sulla classifica. Sette punti in sei partite sono troppo pochi per chi ambisce a un ruolo di vertice. Il Sorrento capolista guida a quota quindici, mentre Potenza e Bari inseguono a tredici. A pesare è soprattutto il passo dei pugliesi che, battendo proprio il Sorrento, si sono portati a più sei sui rossazzurri. A fine settembre i campionati non si chiudono, ma le distanze iniziano ad allungarsi e i punti lasciati per strada pesano. Il margine di errore si riduce e la ricerca di una quadra diventa un'urgenza. Puntare il dito unicamente contro l'allenatore, come spesso accade, sarebbe la scorciatoia più semplice. I problemi, del resto, arrivano da lontano. Un mercato completato soltanto a campionato già iniziato non ha permesso a Emilio Longo di lavorare sin dal ritiro con un gruppo strutturato e definitivo. C'è poi una retroguardia con diversi interpreti reduci da una stagione trascorsa prevalentemente con una linea a tre e chiamati a riadattarsi alla difesa a quattro. Un quadro già complesso, aggravato fin da subito da squalifiche e infortuni. Le premesse iniziali erano state nette. Dopo la pesante sconfitta contro il Savoia, il tecnico aveva tracciato pubblicamente la linea: su determinati principi di gioco non si transige. Ma la teoria ha dovuto fare i conti con la cruda realtà del campo, tra la carenza di terzini — soprattutto sul lato destro — e le fragilità difensive emerse con la linea a quattro. Da lì è nata un'evoluzione tattica progressiva. In campionato si è partiti dal 4-3-3, si è poi virato sul 4-2-3-1, passando per la soluzione vista a Picerno — formalmente ancora una difesa a quattro, ma con sviluppi capaci di trasformarne l'assetto — fino al 3-4-2-1 schierato contro il Barletta. È sembrato di rivedere il Catania dello scorso anno: nel modulo, nello sviluppo e persino negli uomini, con otto undicesimi della passata stagione in campo dal primo minuto. Con una sola, pesante differenza: quel Catania aveva mostrato una maggiore capacità di portare dalla propria parte partite così sporche ed equilibrate.
Come negli scorsi anni, a complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto il capitolo infortuni. Una costante che impedisce alla squadra di trovare la propria fisionomia definitiva. Dalla rottura del crociato rimediata da Di Marco all'esordio stagionale contro il Monopoli — che ha contribuito a spingere il club a intervenire sul mercato con Vallocchia — allo stop di Liguori, fermatosi proprio dopo quella gara. Passando per l'infortunio al ginocchio di Pagliai contro il Cosenza, le noie muscolari di Torrasi e l'uscita anticipata di Cicerelli sabato scorso. A questo quadro si è aggiunta la tegola più pesante: lo stop di Flavio Russo contro il Barletta. Costretto a uscire dolorante al 41', l'attaccante rischia un'assenza non breve. Fin qui Russo era stato uno dei giocatori più impattanti dei rossazzurri, tre gol in sei partite di campionato e un lavoro di raccordo offensivo capace di dare equilibrio all'intera manovra. Un colpo durissimo che costringerà il Catania a presentarsi a Caserta con la decima formazione iniziale diversa in altrettante gare ufficiali.
Senza Russo, l'attacco diventa un rebus da decifrare. L'alternativa naturale sarebbe affidarsi a uno tra Coda e Caturano. Ma entrambi, in questo momento, devono ancora raggiungere la migliore condizione. Coda, pur mostrando lampi di una classe superiore alla categoria, è ancora alla ricerca del ritmo partita: contro il Barletta è entrato al 41' del primo tempo e ha giocato fino al triplice fischio, confermando però una condizione ancora da perfezionare. Caturano, invece, ha appena terminato di scontare le sei giornate di squalifica e, nel mezzo, è stato frenato anche da un problema muscolare: fin qui ha nelle gambe soltanto 49 minuti regolamentari, tutti accumulati nelle due gare di Coppa Italia disputate ad agosto contro Vicenza e Parma. Ritrovarsi a gestire queste incertezze mette inevitabilmente in evidenza le difficoltà di un reparto che, alle spalle di Russo, non ha ancora potuto contare su alternative pienamente pronte dal punto di vista fisico. Ecco perché la necessità di correre ai ripari potrebbe ridisegnare la posizione di Lunetta. Impiegato fin qui stabilmente sulla fascia, con compiti particolarmente gravosi anche in fase di contenimento nell'ultima uscita, il numero ventitré potrebbe adesso essere avanzato in zona offensiva, tornando a ricoprire quel ruolo nel quale tanto bene aveva fatto lo scorso anno, fino a chiudere il campionato da miglior marcatore rossazzurro. Tra le pieghe di questa instabilità emerge poi un tratto distintivo: la squadra sembra trovare sé stessa e dare il meglio di sé soprattutto quando ha l'acqua alla gola. È successo a Picerno, in una settimana nella quale la posizione dell'allenatore era finita fortemente in discussione. E proprio Longo, dopo il successo, aveva scherzato sulla pressione attorno alla propria panchina: «Se il risultato è questo, accetto le voci sull’esonero ogni partita». Ma un progetto tecnico non può essere processato ogni novanta minuti. La trasferta di Caserta non può e non deve trasformarsi in un giudizio definitivo sul futuro della panchina. La ricerca di quell'equilibrio non può passare attraverso i verdetti sommari di una singola domenica, ma dalla stabilità di un percorso che ha bisogno di tempo per trovare finalmente una propria identità.