Barletta, l'anti big è qui
di Santo Romeo
È il 30 luglio 2026 quando la Lega Pro dirama ufficialmente i calendari del campionato di Serie C 2026/27. Mettetevi per un istante nei panni di un tifoso del Barletta, neopromosso e con il cuore in subbuglio, mentre scorrete la sequenza delle prime uscite stagionali: prima giornata la trasferta sul campo della Casertana, seconda giornata il derby contro il Bari al "Puttilli", quinta giornata la Salernitana e sesta giornata il Catania allo stadio "Angelo Massimino". Per qualsiasi matricola affacciatasi al professionismo, il manuale di navigazione avrebbe prescritto un'unica ed essenziale parola d'ordine: sopravvivenza. Cercare di limitare i danni, ammortizzare la violenza dell'impatto con la nuova categoria e racimolare le briciole di punti lungo una strada asfaltata dalle intenzioni delle solite corazzate.
E invece la realtà si è divertita a ribaltare qualsiasi pronostico della vigilia con una sfacciataggine meravigliosa. Il Barletta non soltanto ha resistito all'impatto con la terza serie, ma si è trasformato in una delle più fastidiose "anti-big" di questo avvio di campionato. Prima è arrivato il clamoroso 3-0 interno nel derby pugliese contro il Bari, poi il convincente 1-1 contro la Salernitana. Sei punti in classifica, gli stessi del Catania, e la consapevolezza di poter mettere in difficoltà anche avversari costruiti per obiettivi ben diversi. Bari e Salernitana non sono riuscite a piegare la truppa allenata da Massimo Paci, che si affaccia alla trasferta in terra siciliana con l'orgoglio e l'audacia di chi non ha nulla da perdere e tutto da mostrare.
La prestazione al "Puttilli" contro la Salernitana è la fotografia esatta di una squadra viva, organizzata e dotata di un'incredibile tenuta mentale. Schierato ancora con il 3-4-2-1, il Barletta ha saputo imbrigliare la manovra granata soffrendo con ordine e ripartendo con sana spavalderia. Nonostante la tegola dell'infortunio iniziale ad Alexis Ferrante - la cui disponibilità per il "Massimino" resta da valutare -, la compagine biancorossa ha risposto colpo su colpo: la sicurezza del portiere Matosevic tra i pali, l'azione di Da Silva che ha propiziato l'autorete di Pieraccini, l'estro di Partipilo e la solidità di un reparto arretrato capace di reggere l'urto granata. Un impianto di gioco che persino una volpe come Serse Cosmi ha definito difficile da affrontare, ricordando a tutti che misurarsi con questo Barletta non sarà un compito agevole per nessuno.
Eppure, se c'è un luogo in cui le favole delle matricole rischiano di imbattersi nei fantasmi del passato, quello è proprio il "Massimino". La sfida di sabato sera riannoda un filo interrotto da oltre trent'anni e riporta alla luce una tradizione storica nettamente favorevole ai colori rossazzurri. Nei cinque precedenti disputati in Sicilia, il Barletta non è infatti mai riuscito a conquistare l'intera posta in palio: il bilancio parla di quattro successi etnei e un solo pareggio, con sette reti realizzate dal Catania e una sola incassata. Una storia inaugurata nel 1974 dalla doppietta di Spagnolo, proseguita con altri due successi a fine anni Settanta e completata, nel 1992, dall'1-0 firmato Del Vecchio e dall'1-1 targato Pelosi-Di Pietro.
Il Catania di Emilio Longo arriva all'incrocio con i pugliesi chiamato a dimostrare che la reazione del "Curcio" non sia stata una meteora isolata, ma l'avvio di una reale metamorfosi tattica e caratteriale. Di fronte troverà un avversario spensierato, cinico e terribilmente sfacciato, capace di far sudare freddo chiunque osi sottovalutarlo. Sabato sera al "Massimino" andrà in scena il più classico dei duelli tra chi deve confermare le proprie ambizioni e chi ha fatto della fame la propria arma migliore. Il Catania riuscirà a sfatare il tabù dell'anti-big, o il Barletta continuerà a riscrivere la sua personale favola? La risposta spetta al campo, ma la cornice promette già spettacolo.