Il riscatto a suon di gol di Cargnelutti
di Mattia Litrico
A Catania, guardando la classifica marcatori, qualcuno avrà fatto un salto sulla sedia. Riccardo Cargnelutti è lassù, in vetta. Cinque gol nelle prime cinque giornate, gli stessi di Abreu e Manconi, ma con un particolare tutt’altro che secondario: di mestiere fa il difensore centrale.
È uno dei grandi protagonisti del Sorrento, capolista a punteggio pieno, e soprattutto il simbolo di un riscatto pochi mesi fa difficile da immaginare.
Il contrasto con l’esperienza rossazzurra è netto. Arrivato a Catania a gennaio dal Crotone, Cargnelutti ha raccolto appena 4 presenze e 242 minuti. E pensare che tutto era iniziato proprio da quel Sorrento: titolare dopo pochi giorni dal suo arrivo, è autore di una prova negativa nel 3-1 subito che lo relega a quasi 2 mesi di panchina.
Poi in estate il passaggio ai costieri in prestito ha cambiato tutto: fiducia, titolarità e un impatto offensivo inaspettato.
Il primo segnale è arrivato subito all’Arechi, con il colpo di testa che ha deciso la sfida contro la Salernitana. E ancora il gol al Giugliano dalla distanza, e quello contro il Picerno, sempre da fuori area. Martedì sera, a Cava de’ Tirreni, il capolavoro: prima l’incornata su calcio d’angolo per sbloccare la partita, poi un destro al volo imparabile per completare la doppietta e mettere la firma sul 3-2 del Sorrento.
Cargnelutti è ancora all’inizio, ma il ritmo è impressionante. Ha già superato il suo record personale di 4 gol stagionali e punta a ben altri traguardi. I suoi numeri richiamano alla mente quelli di Daniel Tonoli, difensore goleador che nelle ultime stagioni ha collezionato 14 gol in 2 stagioni. Con la Pergolettese, nel 2024/25, 9 reti in 37 presenze; l’anno successivo, in Serie B con il Modena, ne ha aggiunte 5 in 35 partite.
A Sorrento ha ritrovato ciò che a Catania gli era mancato: continuità e centralità. Pochi mesi fa Cargnelutti contava i minuti. Oggi sono gli altri a contare i suoi gol. E per il Catania, che ne conserva il cartellino, ogni rete aggiunge peso ad una domanda: perché chi brilla altrove, solo a Catania si spegne?