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Inizia la metamorfosi rossazzurra

di Santo Romeo

Si dice che i catanesi invecchino prima degli altri. Il motivo? Questo magico e maledettamente pazzo Catania. Una bolla di stress e d'amore immenso a cui, patologicamente, tutti i figli di questo vulcano sono irreversibilmente incollati. È un legame faticoso, fatto di strappi dolorosi e ripartenze da capogiro. Soltanto una squadra con un'anima così indecifrabile poteva infatti passare dall'amarezza del pugno incassato in casa contro la neopromossa Scafatese all'incredibile prova di forza sfoderata sul campo dell'AZ Picerno, fino a martedì imbattuto in casa e terzo in classifica. Un cortocircuito emotivo che ha capovolto il mondo rossazzurro nel giro di appena tre giorni. E allora le domande diventano molteplici, urgenti, necessarie: cosa bolle davvero nel pentolone di Emilio Longo? E soprattutto, caro Catania, perché adesso non continui così?

I primi dieci minuti del "Donato Curcio" sono bastati a far intuire che l'interruttore mentale della squadra si fosse finalmente riacceso. Più ordine tra i reparti, linee di passaggio pulite e una continuità d'azione raramente apprezzata in questo avvio di stagione. Sollecitato da una settimana di polemiche, Longo ha risposto sul campo sfoderando una preparazione tattica quasi maniacale: un'ora appena di lavoro alla vigilia per specchiare il sistema dei lucani - quel 4-3-3 in costante evoluzione - andandoli ad azzannare a tutto campo, uomo contro uomo, con un'aggressività che lo stesso tecnico ha definito "animalesca". Il risultato? Un blackout avversario di mezz'ora e un tris micidiale calato già nel primo tempo grazie all'inserimento di Ierardi, al graffio dell'ispirato Bruzzaniti e alla zampata di Cavuoti, prima che nella ripresa Cicerelli dipingesse la perla dello 0-4 personale mettendo a sedere mezza difesa.

Dietro la rotta tracciata a Picerno ci sono scelte fortunatamente chiare. A partire dal ritorno a furor di popolo di Dini tra i pali e dalla presenza di Di Gennaro. Una pedina capace di ridisegnare gli equilibri della scacchiera rossazzurra, cambiando pelle alla mediana e trovando la mossa giusta per "lo scacco matto". Con Torrasi ai box, il dirottamento di Quaini in cerniera centrale accanto a Vallocchia ha innescato un dialogo ricco di filtro e fluidità. Un mix perfetto tra qualità e quantità. Un'alchimia rivisitata che ha liberato la verve delle ali, consacrando la serata magica di Giovanni Bruzzaniti.

L'esterno rossazzurro - finalmente schierato come tale - ha sublimato la sua prestazione con la gioia di una rete liberatoria dedicata alla famiglia, alla fidanzata e a tutto il gruppo squadra, confermando come Longo sia stato capace di toccare le corde emotive giuste dopo il tonfo interno e compattare uno spogliatoio che ha voluto dimostrare nei fatti di credere ciecamente nel proprio allenatore. Una prestazione che per il numero 7 è servita appieno a dimostrare - come da lui dichiarato - una sola cosa: "Questo è il vero Catania". Con un pizzico di amara ironia, lo stesso Longo ha punzecchiato i detrattori: se le voci sulla sua panchina a rischio servono a produrre una reazione simile, che escano pure ogni settimana perché danno forza e grinta ai calciatori.

"Dobbiamo essere ladri di tempo", ha ripetuto Longo per spiegare la difficoltà di assemblare un organico rinnovato a campionato già iniziato e senza aver avuto a disposizione preziose settimane di lavoro. E il campo ha dimostrato che questo Catania sa rubarlo, quel tempo, a patto di non abbassare mai la guardia. Perché l'ultimo quarto d'ora della sfida ha ricordato a tutti che i miracoli non avvengono in tre giorni. L'espulsione di Masciangelo e i due gol incassati nel finale - nati da disattenzioni difensive e da cambi forse un po' affrettati - sono un monito severissimo per il futuro: la Serie C non concede amnesie e riaprire gare già sepolte può costare carissimo.

Un singolo successo, per quanto travolgente, non decreta la fine di una crisi né cancella le ansie di una piazza esigente come lo è quella etnea. Ma la risposta caratteriale e tattica vista a Picerno indica chiaramente la strada. Ora che l'identità comincia a intravedersi, il Catania deve trasformare questa spinta d'orgoglio nel proprio modus operandi abituale. Deve trasformare le intuizioni e gli spunti in quei principi di gioco tante volte ribaditi e sottolineati da Emilio Longo. Il confronto con il Barletta rappresenta il banco di prova immediato:vietato distrarsi. Il tempo di guarire è adesso.

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Prossima partita Campionato · Giornata 7
Casertana
VS
Catania
domenica 27 settembre 12:30
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Classifica

Girone C
Classifica Serie C girone C, tutte le squadre
Posizione Squadra G Pt
1 Sorrento 6 15
2 Potenza 6 13
3 Bari 6 13
4 Casertana 6 12
5 Audace Cerignola 6 10
6 Inter U23 6 10
7 Casarano 6 10
8 AZ Picerno 6 9
9 Salernitana 6 9
10 Monopoli 6 8
11 Catania 6 7
12 Barletta 6 7
13 Scafatese 6 7
14 Altamura 6 7
15 Savoia 6 6
16 Foggia 6 5
17 Cavese 6 5
18 Giugliano 6 4
19 Cosenza 6 2
20 Crotone 6 -3
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