Catania, il nome del club usato per ingannare una famiglia
Il nome del club usato per promettere un tesseramento mai avvenuto: nessuna contestazione alla società
di Redazione
Il Catania compare nella ricostruzione della Procura Federale su una vicenda di raggiri ai danni della famiglia di un giovane calciatore. Il suo nome, secondo la Procura, sarebbe stato usato per rendere credibile una falsa promessa di tesseramento.
Il procedimento riguarda Fabrizio Lucchesi, Matteo Rossetti e Giuseppe Basile. I fatti contestati vanno da settembre 2023 a gennaio 2024.
Secondo la Procura Federale, nel settembre 2023 Rossetti e Basile avrebbero prospettato fraudolentemente al padre del ragazzo un tesseramento con la Fermana, allora in Lega Pro. Il padre avrebbe consegnato 22.000 euro a Basile e altri 3.000 euro a Rossetti, ma il tesseramento non si è mai concretizzato.
Basile, sempre secondo la ricostruzione federale, avrebbe poi prospettato fraudolentemente un tesseramento con il Catania. Avrebbe fatto firmare al ragazzo un apparente contratto di apprendistato su carta intestata del club etneo. Il padre avrebbe così consegnato a Basile altri 6.000 euro: 4.000 in contanti, presentati come destinati «a qualcuno del Catania», e 2.000 con bonifico causale «convitto presso il Catania Calcio». Anche questa promessa si è rivelata un nulla di fatto.
In seguito, per placare le richieste di restituzione del padre e continuare a fargli credere di avere agganci in diverse società, Basile avrebbe proposto un tesseramento con l'Aglianese, in Serie D. In totale, il padre avrebbe versato 31.000 euro, mai restituiti.
Il procedimento si è chiuso con un accordo ai sensi dell'articolo 126 del Codice di Giustizia Sportiva. Lucchesi ha avuto un'ammenda di 6.000 euro. Rossetti e Basile hanno avuto rispettivamente cinque e otto mesi di inibizione, da scontare in caso di nuovo tesseramento.
Il Catania non è parte del procedimento e il comunicato non gli contesta alcuna condotta. Nella ricostruzione federale, il nome del club compare solo come parte delle promesse fatte al padre del ragazzo. Dal provvedimento non risulta alcun coinvolgimento della società o di suoi tesserati, né che abbiano ricevuto denaro.