Primo passo verso la svolta
di Mattia Litrico
Una vittoria non basta per parlare di svolta. Ma può indicarne la direzione.
Il 4-0 al Cosenza ha restituito al Catania ossigeno, punti e soprattutto certezze dopo un avvio che aveva già fatto scattare più di un campanello d’allarme.
La prima vittoria in campionato, arrivata lunedì al Massimino, ha mosso una classifica rimasta ferma dopo le sconfitte contro Inter U23 e Monopoli e ha riacceso un entusiasmo che, a poche settimane dall’inizio della stagione, sembrava già essersi appannato.
Proprio per questo, però, sarebbe un errore scambiare una notte perfetta per la soluzione definitiva a tutti i problemi.
Il successo contro il Cosenza va maneggiato con cura: è un primo mattone importante, costruito anche sulle evidenti fragilità di un avversario ancora fermo a zero punti, ma soprattutto una partita capace di offrire indicazioni concrete sulle quali lavorare.
Il primo nodo sciolto riguarda la capacità di indirizzare la gara. Nelle precedenti uscite il Catania aveva quasi sempre inseguito il copione imposto dagli avversari; stavolta è riuscito a portarlo subito dalla propria parte. Russo si è procurato il rigore trasformato da Cicerelli e, una volta trovato il vantaggio, la squadra ha acquisito fiducia, campo e sicurezza. Sbloccare le partite con un episodio può essere un ottimo punto di partenza. La verifica più importante arriverà però quando quel guizzo non arriverà, gli spazi resteranno chiusi e serviranno pazienza, lucidità e capacità di costruire il risultato senza l’aiuto dell’inerzia.
La novità più significativa, intanto, è arrivata dal 4-2-3-1. Via il vertice basso, dentro un uomo tra le linee. E la scelta di Longo ha pagato immediatamente. Il tecnico ha dato fiducia a Nicolò Cavuoti, arrivato nell’ultimo giorno di mercato, affidandogli le chiavi della trequarti. La risposta è stata immediata: personalità, qualità nelle giocate, capacità di muoversi negli spazi e soprattutto concretezza, certificata dall’assist per il raddoppio di Lunetta. Una prestazione che il Massimino ha riconosciuto con applausi convinti al momento della sostituzione. Alle sue spalle Torrasi è apparso finalmente a proprio agio nei meccanismi della mediana a due, mentre Quaini ha confermato ancora una volta affidabilità e intelligenza tattica.
È probabilmente qui che il nuovo Catania mostra oggi uno dei potenziali salti di qualità più evidenti: un centrocampo più assortito, più tecnico e soprattutto ricco di alternative. E i margini restano ampi. Vallocchia, arrivato soltanto pochi giorni fa, ha finora accumulato una manciata di minuti; Caligara, non convocato contro il Cosenza e ancora nella fase iniziale del proprio inserimento, deve ancora entrare realmente nelle rotazioni.
Sulla carta, Longo dispone di un ventaglio di soluzioni in mezzo al campo che nelle precedenti stagioni dell’era Pelligra raramente era apparso così completo.
Dentro questo quadro assume ancora più valore la duttilità di Quaini. L’uscita anticipata di Pagliai contro il Cosenza, con Cabianca non ancora tra i convocati, ha obbligato Longo a ridisegnare la squadra in corsa: Quaini è arretrato, Ierardi si è spostato sulla fascia destra e Corbari ha preso posto in mezzo. Una soluzione nata dalla necessità, ma rivelatasi tutt’altro che precaria. La retroguardia ha mantenuto equilibrio e Ierardi è tornato ad agire in una zona di campo nella quale può esprimere caratteristiche già ampiamente collaudate. Un’alternativa in più per Longo, soprattutto in una stagione che imporrà di saper cambiare pelle senza perdere solidità.
Adesso, però, viene la parte più difficile: trasformare i segnali di una sera in abitudini. Il primo esame arriverà domani al Massimino contro la Scafatese. Sarà una verifica diversa da quella offerta dal Cosenza. Al Catania servirà riproporre la stessa aggressività, la stessa disponibilità al sacrificio e la stessa qualità nelle distanze tra i reparti, senza pensare che il poker di lunedì abbia improvvisamente cancellato tutte le difficoltà precedenti. Anche perché la classifica, dopo appena tre giornate, manda già un messaggio preciso. Picerno, Potenza e Sorrento viaggiano a punteggio pieno, mentre il Catania è a quota tre: sei lunghezze di distanza che a settembre non possono certo rappresentare una condanna, ma che rendono già evidente quanto sia pericoloso concedersi altre false partenze. La parola chiave, allora, è continuità. Non quella proclamata, ma quella costruita settimana dopo settimana, attraverso prestazioni riconoscibili e risultati capaci di dare sostanza al lavoro. La vittoria contro il Cosenza ha mostrato per la prima volta il volto del Catania che Longo vorrebbe vedere. Adesso bisogna capire se è stata soltanto una notte da copertina o l’inizio di qualcosa di diverso.