Una dolce coincidenza
di Giovanni Greco
Stesso minuto, due stadi, due fratelli. Al 63’ di lunedì 7 settembre 2026, al “Massimino”, Roberto Insigne entra al posto di Nicolò Cavuoti e fa il suo esordio con la maglia del Catania. Quasi nello stesso istante, a poco più di 200 chilometri di distanza, al “Renzo Barbera”, Lorenzo Insigne raccoglie una respinta di Perin e firma il 2-1 della Sampdoria contro il Palermo. Ventidue minuti più tardi il cerchio si chiude: Roberto lascia partire un sinistro a effetto da fuori area e realizza il definitivo 4-0 contro il Cosenza. Due fratelli, due gol, nella stessa sera. E per entrambi la prima rete con la nuova maglia.
Un precedente recente, ancora più clamoroso, risale all’8 dicembre 2024, quando Francesco Pio, Sebastiano e Salvatore Esposito andarono tutti a segno nello stesso pomeriggio tra Serie A e Serie B. In quel caso, però, nessuna delle reti rappresentava il primo gol con una nuova squadra: un dettaglio che rende la serata degli Insigne ancora più particolare.
Se il calendario ha scritto una curiosa coincidenza, la scelta di Catania da parte di Roberto non ha avuto invece nulla di casuale. L’operazione definita due minuti prima del termine del mercato, nasce da una volontà precisa dell’attaccante. Nel post partita Insigne lo ha spiegato chiaramente: «Se fossi dovuto scendere di categoria, sarei sceso in Serie C soltanto per una piazza come Catania».
Parole accompagnate subito dai fatti. Insigne si è presentato con personalità, entrando in un gruppo arricchito nelle ultime settimane da diversi elementi chiamati ad aumentare qualità, concorrenza e soluzioni a disposizione di Emilio Longo. Il gol all’esordio è soltanto il primo segnale, ma racconta bene l’impatto di un giocatore arrivato con esperienza e motivazioni importanti.
Il netto 4-0 rifilato al Cosenza ha mostrato anche i primi risultati del 4-2-3-1 scelto da Longo, con Quaini e Torrasi davanti alla difesa e Cavuoti libero di muoversi tra le linee alle spalle di Flavio Russo. Un sistema che, per le caratteristiche della rosa costruita sul mercato, può offrire al tecnico rossazzurro diverse combinazioni offensive e nel quale anche Insigne può ritagliarsi un ruolo centrale.
Lo stesso attaccante ha spiegato di potersi adattare sia al 4-3-3 sia al 4-2-3-1, anche da sottopunta. Il suo habitat naturale, però, resta soprattutto la fascia destra. Da lì, da mancino, può partire largo per poi convergere verso il centro, dialogare nello stretto con il trequartista e la punta oppure cercare direttamente la porta. Con un giocatore come Cavuoti capace di ricevere tra le linee e un centravanti di riferimento come Russo, Insigne può trovare appoggi per triangolazioni rapide e creare superiorità negli ultimi trenta metri.
E poi c'è una giocata quasi di famiglia, speculare a quella che ha reso celebre Lorenzo: puntare il diretto avversario, rientrare sul piede forte e cercare il tiro a giro. Nel caso di Roberto, naturalmente, sul mancino. Un movimento che non rappresenta soltanto una soluzione personale verso la porta, ma può anche attirare il raddoppio, liberare la sovrapposizione del terzino e aprire spazi sul lato opposto per gli inserimenti dei compagni.
Insigne può quindi diventare una risorsa preziosa nello scacchiere di Longo, sia dall’inizio, quando servono qualità e capacità di creare superiorità, sia a gara in corso, quando gli spazi aumentano e le difese cominciano a perdere lucidità, a quel punto la sua imprevedibilità palla al piede può essere decisiva. Il debutto contro il Cosenza, però, resta soltanto un primo indizio. Il condizionale è ancora d’obbligo: il peso dell’esterno campano andrà misurato sulla continuità, così come quello di un Catania che ha finalmente mandato un segnale forte ma deve ancora trovare il proprio equilibrio definitivo. La prima notte di Insigne in rossazzurro, intanto, difficilmente avrebbe potuto avere una sceneggiatura migliore.