Una fiducia da ripagare
di Giorgio Cantone
Ottantotto giorni dopo, il Catania riparte. Ma non da zero. La semifinale playoff contro l’Ascoli ha chiuso la scorsa stagione lasciando delusione e rabbia. Da allora è cambiato molto: l’allenatore, il direttore sportivo e la strategia con cui costruire la squadra. Ma, soprattutto, è cambiato qualcosa attorno al Catania. La vicenda della fideiussione ha aperto una frattura tra società e tifoseria che l’inizio del campionato non può cancellare. Sono stati giorni di scadenze, comunicati e spiegazioni, senza però riuscire a evitare che attorno al club tornassero dubbi che sembravano appartenere al passato. E quella ferita resta aperta. La risposta della città, però, è arrivata lo stesso: 10.634 abbonamenti. È probabilmente il dato più importante con cui il Catania si presenta alla nuova stagione. Dopo un’estate così, sarebbe stato comprensibile aspettarsi freddezza, distanza, persino disaffezione. È successo il contrario: più di diecimila persone hanno scelto di esserci ancora una volta. Non è una cambiale in bianco ma è un credito di fiducia. E adesso va ripagato. Sul campo il Catania ha provato a cambiare strada. Meno giocatori scelti per esperienza e curriculum, più giovani sui quali costruire qualcosa che possa durare. Simone Leonardi e Flavio Russo, entrambi catanesi, rappresentano questa nuova direzione. Insieme a loro ci sono Rinaldi, classe 2002, e l’ultimo acquisto Di Marco, 2003. È una scelta coraggiosa, ma comporta inevitabilmente un rischio: i giovani hanno bisogno di tempo e possono sbagliare. Il Catania, però, resta il Catania. E in una piazza che vuole tornare in Serie B il progetto non potrà trasformarsi in un alibi se i risultati non arriveranno. La squadra non è ancora completa. Manca soprattutto quel giocatore capace di dare ordine e tempi al centrocampo che il club cerca da settimane. Gli ultimi giorni di mercato dovranno consegnare a Longo una rosa all’altezza delle ambizioni. Le prime risposte, intanto, sono arrivate dal campo. Il Catania ha battuto il Ravenna in amichevole, ha eliminato il Vicenza ai rigori al Menti e si è guadagnato la possibilità di affrontare il Parma in Coppa Italia. Al Tardini è arrivata una sconfitta contro una squadra di due categorie superiori, ma non la sensazione di aver visto un Catania fuori posto. È calcio d’agosto e sarebbe un errore attribuirgli troppo valore. Qualcosa, però, racconta. Soprattutto sul lavoro di Emilio Longo. Il suo Catania prova già ad avere ordine, principi riconoscibili e un’identità. Indicare gli etnei come favoriti per la promozione sarebbe prematuro, perché la rosa deve essere completata e molte scommesse devono ancora essere vinte. Ma neppure le concorrenti sembrano presentarsi ai nastri di partenza senza interrogativi. Il Catania ha quindi il diritto di partire con ambizione e il dovere di capire presto quanto possa trasformarla in qualcosa di concreto. Vincere una partita non può cancellare quello che è successo fuori dal campo, così come quello che è successo fuori dal campo non può diventare la spiegazione di ogni risultato. Da domenica, però, torna finalmente il campionato. Al Massimino, arriverà l’Inter U23. Ci saranno i primi tre punti in palio e comincerà un campionato nel quale il Catania non può promettere di vincere, ma deve dimostrare di poterci provare fino in fondo. Partire bene conta, soprattutto dopo un’estate nella quale il campo è rimasto troppo spesso in secondo piano. Il primo passo lo hanno fatto in 10.634. Hanno scelto di esserci quando sarebbe stato loro diritto aspettare. Hanno riempito ancora una volta il Massimino prima ancora di sapere cosa potrà diventare questo Catania. La fiducia è già arrivata. Da domenica tocca al Catania