Vietato avere paura
di Santo Romeo
Le zucche intagliate, l'aria frizzante di fine ottobre, i brividi freddi che corrono lungo la schiena e quella domanda che dobbiamo inevitabilmente fare: dolcetto o scherzetto? Per il Catania di Emilio Longo, la notte di Halloween arriva cullata dal recente sei a zero rifilato al Giugliano. Una goleada spettacolare che ha fatto tremare le avversarie, spazzato via i fantasmi delle settimane di appannamento e acceso una luce sfolgorante su una squadra che sembra aver finalmente dimostrato la sua identità più profonda. Ma la domanda, ora che l'eco della festa comincia a spegnersi e la dura realtà del campionato torna a bussare alla porta, resta sospesa: siamo di fronte a un dolcetto che sa di svolta definitiva, o ci troviamo di fronte a uno scherzetto, all'ennesima illusione ottica di un percorso ancora tutto da decifrare?
Per sciogliere l'enigma, gli oracoli e le superstizioni servono a poco. Molto meglio affidarsi alla scienza fredda, geometrica e implacabile dei numeri, alla radiografia clinica di una squadra che contro il Giugliano ha iniziato a muoversi come un ingranaggio perfetto e oliato. Basta guardare con attenzione i dati di Alessandro Quaini: il suo tabellino è un manifesto di pulizia tecnica assoluta. Quaranta passaggi riusciti su quarantadue tentati. Nella propria metà campo si conferma un muro invalicabile con un perfetto ventuno su ventuno, mentre in quella avversaria inventa con diciannove su ventuno. È il metronomo silenzioso che detta i battiti della manovra rossazzurra. Intorno a lui, la squadra respira e si muove con precisione e quantità lì dove serve. E poi c’è Allegretto che è passato dall’essere un giocatore “fuori progetto” a inizio stagione fino a diventare il vero magnete della retroguardia.
Neanche te ne accorgi in campo, eppure Andrea è il rossazzurro che tocca più palloni di tutti, ben centodiciassette tocchi, calamitando ogni minaccia aerea. Numeri, dati silenziosi, proprio come silenziosa e costruita nel tanto lavoro è stata la sua incredibile crescita sia tecnica sia di personalità. Subito dietro, a quota ottantotto tocchi, c'è Vallocchia, un motore a scoppio atomico. Quel famoso centrocampista che tanto è mancato a Catania negli ultimi due anni: copre ben nove virgola nove chilometri di campo, toccando una velocità massima di trentacinque virgola tre chilometri orari, una sfrecciata da brivido che spacca le linee avversarie e che recupera, come una piovra, palloni ovunque. E se parliamo di polmoni d'acciaio, lo scettro del maratoneta spetta a Cavuoti, che si spinge oltre i dieci virgola uno chilometri percorsi, di cui alcuni macinati in un gol stratosferico che la stessa Serie C nei propri canali ha paragonato a un certo Messi. Noi tuttavia ci asteniamo dal paragone. A completare questa mappa genetica ci sono i ventisei tocchi di Dini che indirettamente è diventato il portiere che gioca con i piedi. Pensate solo che tocca il pallone una volta in più di Massimo Coda. Eppure, proprio ora che il vestito da festa sembra calzare a pennello e l'entusiasmo tocca vette altissime, il calendario decide di indossare la maschera più spaventosa e spietata. All'orizzonte si staglia una sequenza di partite da brivido assoluto, un vero e proprio tunnel dell'orrore che testerà la tempra e le vere ambizioni di questo Catania. Si comincia con la super sfida casalinga contro l'Audace Cerignola, una corazzata feroce e quadrata che nel proprio fortino non perde addirittura da dicembre del duemilaventicinque. Un tabù pesantissimo. E come se non bastasse, la strada si trasforma in un percorso di guerra: l'insidiosa trasferta sul campo del Sorrento, la pressione asfissiante e mostruosa dell’Arechi contro la Salernitana e al San Nicola contro il Bari. Senza dimenticare infine la mina vagante, sempre insidiosa, del Casarano. Una sequenza di fuoco, cinque ostacoli monumentali che ci diranno, senza sconti né appello, se questo Catania è una creatura solida e matura o se il sei a zero rifilato al Giugliano era solo un dolce inganno di fine ottobre. La verità è che il Catania ha finalmente tra le mani gli ingredienti perfetti per fare paura a chiunque: qualità diffusa, chilometri nelle gambe, idee tattiche chiare e una retroguardia che ritrova partita dopo partita le sue certezze storiche. Ma la grandezza di una squadra non si misura su una sola giornata di festa isolata, per quanto spettacolare essa sia; si misura nella continuità di rendimento, nella capacità feroce di soffrire quando il campo si fa pesante e la notte si fa scura. Halloween passerà, le zucche intagliate si spegneranno all'alba, ma il rettangolo verde della Serie C non farà sconti a nessuno. Il Catania è chiamato a dimostrare, partita dopo partita, che lo scherzetto, d'ora in poi, lo farà agli altri.